Costa degli Etruschi: non solo mare. I borghi medievali da scoprire

Borghi medievali dove si respira ancora l’aria salmastra, adatti per una fuga dalle spiagge più belle della costa Toscana alla scoperta di paesaggi incantati, angolini nascosti e vicoli, rocche e panorami che arrivano al mare e fino anche alle isole di fronte, Capraia, Elba, forse anche la Corsica in giornate particolarmente limpide.

Siamo sulla Costa degli Etruschi quel tratto di mare che da Rosignano scende fino a Piombino dove sono concentrate le spiagge di sabbia e talvolta scoglio dalle acque cristalline, le odorose pinete, le rinomate località di villeggiatura, Castiglioncello, le spiagge bianche di Rosignano, Vada, Cecina, e giù ancora da Marina di Castagneto Carducci, fino a San Vincenzo e Baratti. Località prese d’assalto in estate dai vacanzieri.

Meno noti sono invece i paesi che hanno alle spalle, a pochi chilometri dalla costa e già sulle colline tra viti e ulivi: una lunga fila di borghi antichi, alcuni nella provincia di Livorno altri in qualla di Pisa, che hanno mantenuto intatto il loro fascino e sono tutti da scoprire, alcuni di giorno rubando qualche ora alla spiaggia, altri più turistici anche dopo il tramonto quando i numerosi locali si animano.

Quando andare

Per vederli tutti con un itinerario completo non basta una giornata ma si può fare, e meglio in primavera o fine estate (noi comunque lo abbiamo fatto in un giorno). Se si vuole visitare questi luoghi in bassa stagione meglio puntare su un itinerario di due giorni ad anello che tocca le località di mare più rinomate e quelle collinari.

L’alternativa migliore però è di farsi una bella vacanza al mare in questa zona da giugno a settembre, e alternare mezze giornate al mare e l’altra parte alla scoperta dei borghi sulle colline, fermandosi per la cena in qualche romantico ristorantino.

Campiglia Marittima e i suoi rondoni

Iniziamo da Campiglia Marittima senza dubbio uno dei borghi medievali più belli della Costa degli Etruschi. Siamo davanti alle spiagge tra il bellissimo golfo di Baratti e San Vincenzo. Sulla sommità della collina il borgo era un antico castello a cui si accede ancora oggi attraverso le porte nella cinta muraria.

Un vecchia iscrizione cinematografo, il sali scendi per vicoli e scalette tra le abitazioni in pietra e coppi toscani, le piastrelle con tutte le curiosità sui rondoni, i nomi delle strade contrassegnati da tondi affrescati con i volti dei personaggi a cui sono intitolate: sono tanti i piccoli particolari che la rendono unica.

Poi la piazza centrale animata dalla gente del paese, l’antico Palazzo Pretorio e su fino alla rocca di cui rimane poco ma dove la vista spazia sul panorama di colline e il mare. Qualcuno ha colto del rosmarino e con un biglietto lo offre ai passanti.

Trenino in miniera e acque termali calde

Poco distante dal paese il Parco Archeominerario di San Silvestro, sicuramente una visita immancabile per le famiglie con bambini alla scoperta delle antiche miniere a bordo di un trenino. E in località Venturina ci può gustare una giornata di relax alle Terme del Calidario, delle terme già conosciute dagli Etruschi, con una lago naturale dove è possibile fare il bagno anche in inverno.

Suvereto e il suo castello

Dove un tempo erano le piante del sughero da cui ha preso il nome, sorge Suvereto ora circondato da ulivi centenari e vigne che producono olio pregiato e vino Docg. Questo è il regno del trekking con 18 percorsi per un totale di 80 di sentieri, chi ama camminare ha di che sfogarsi.

Sospeso tra mare e colline e immerso nei profumi della macchia mediterranea, il borgo è circondato dalle mura, ha stradine lastricate, e vecchie botteghe che lavorano sempre coma da tradizione: un tempo era un paese di fabbri, sugherai, impagliatori.

La rocca domina tutto: qui erano signori gli Aldobrandeschi e quel Ildebrandino VIII che sconfitti i pirati saraceni portati dal mare, concesse a Suvereto la Charta Libertatis che ne fece il primo comune libero della Maremma.

Sassetta: un nido d’aquile

Saliamo di poco a circa 330 metri sul livello del mare eppure sembra montagna. Su uno sperone di roccia, immerso tra boschi di castagni popolati da cinghiali, è arroccato come un nido di aquile, il borgo di Sassetta.

Risale all’anno 1000 e sembra rimasto fermo a quel tempo quando qui vivevano carbonai e boscaioli. In questa zona veniva estratto il marmo rosso di Sassetta e statue e bassorilievi di questa pietra adornano il borgo.

Per il resto, niente e nessuno ha toccato il piccolo nucleo medievale che se ne rimane nascosto dietro la sorprendente villa costruita al tempo in cui i Medici occuparono queste terre (chiusa per restauro).

Castegnato Carducci: il borgo del poeta

Iniziamo a scendere: altra collina altro borgo, questa volta ben conosciuto, turistico potremmo dire. Castagneto Carducci, legato alle memorie del poeta e cresciuto intorno al castello dei Della Gherardesca. Qui la sera c’è movimento: ristoranti, trattorie, enoteche, pizzerie e anche una braceria dall’insegna evocativa “Hannibal”.

Sopra al busto di Giosuè Carducci volteggiano quasi giocando le rondini e davanti scende dritta la via principale del paese tempestata da una miriade di negozi e locali di ogni tipo che sulla strada espongono una sedia artistica, variopinta e spesso allestita con gli attrezzi del mestiere.

Il filare di cipressi e il borgo di Bolgheri

Ma scendendo ancora di quota, questa volta quasi in pianura anticipata dal lungo viale con duplice filare di cipressi cantato dallo stesso Carducci nella poesia “Davanti a San Guido” c’è la vera star di questi borghi, la più conosciuta, la più evocativa che chi viene in zona non può mancare, Bolgheri.

Patria del Sassicaia e di altri grandi vini. Due strade quasi ad anello, piccoli alimentari, negozietti, qualche artigiano. Bolgheri è un sogno toscano e non si sa il perché. E’ semplicemente Bolgheri, quei luoghi dalla bellezza unica che fanno sognare i turisti stranieri, che rimangono nel cuore tutta la vita una volta visitati.

Montescudaio dove si fabbricavano gli scudi

La strada continua a salire, oltrepassato il bel borgo di Casale Marittimo, bandiera Arancione del TCI, adagiato sulla collina con una splendida campagna intorno, e arriviamo a Montescudaio, borgo che nel Medioevo per la sua posizione strategica ebbe notevole importanza e il cui nome deriva dall’antica lavorazione di scudi.

Cinto dalle mura imponenti, quando si arriva al piazzale del castello con la Torre della Guardiola e la Chiesa dell’Abbazia di Santa Maria Assunta, una grande terrazza si apre su un panorama mozzafiato che parte dai tetti in coppi toscani, continua sui filari di viti e sugli ulivi, fino ad abbracciare le isole della Gorgona e Capraia.

Anche questo nel novero dei borghi più belli d’Italia e con una tradizione gastronomica importante, celebre anche come la Città del Pane, naturalmente insipido come da tradizione toscana. Poco distante anche il borgo di Guardistallo.

Pomaia e il centro buddista

Continuiamo sulla strada a mezza costa superando, senza fermarci, i borghi di Ripabella e Castellina Marittima, nelle sue vicinanze veniva estratto un alabastro puro e pregiato, il bianco di castellina, e la visita all’Ecomuseo dell’alabastro ne racconta la storia.

In questo periodo però è chiuso quindi procediamo oltre, siamo diretti a Pomaia dove sorge uno dei centro buddisti più importanti in Europa, l’Istituto Lama Tzong Khapa. Il centro è aperto ai visitatori ma solo per la parte esterna. Il grande parco è bellissimo, costellato di monumenti buddisti, Stupa e Ruote della preghiera, e di angolini dove si può ritrovare pace e armonia come il giardino del tè.

Santa Luce e la lavanda

Siamo ormai nel territorio di Santa Luce e qui la natura sembra ancora più bella forse per l’avvicinarsi all’ora del tramonto. Le colline con le distese di ulivi e campi di grano, sono ammantate di una luce particolare in questo ultimo tratto di strada che ci porta all’ultimo borgo.

Anche Santa Luce era un borgo di cavaioli che lavoravano nelle vicine cave di alabastro, ma è anche un borgo da leggenda: la pianta ottagonale del castello, il fonte battesimale della Pieve e il bosco di Monte Maggiore raccontano una storia antica legata ai Templari e alla leggenda del Santo Graal.

Il paese di soli 400 abitanti è tornato a nuova vita da qualche anno grazie alla coltivazione della lavanda che soprattutto nel periodo della fioritura da metà giugno a metà luglio attira visitatori per camminate zen lungo i filari e per tante altre iniziative all’insegna del benessere e dell’aromaterapia. Per saperne di più leggi: La fioritura della lavanda: in Toscana come in Provenza.