A Barbiana nel Mugello dove visse e insegnò Don Milani

Una domenica d’estate in Mugello fa caldo, e sul lago di Bilancino i vacanzieri si dedicano al windserf. Lungo la strada verso Borgo San Lorenzo incontriamo prima, il bel castello di Cafaggiolo, con le sue torri merlate, progettato da Michelozzo su commissione di Cosimo de Medici, poi la deviazione sulla sinistra che porta al convento di Bosco ai Frati dove è possibile vedere un piccolo crocifisso in legno, scolpito da Donatello che da solo vale la visita. Continuando, superiamo la deviazione per il ponte di Cimabue, la leggenda vuole che il maestro fiorentino abbia per caso incontrato il giovane Giotto mentre pascolando le pecore disegnava la sua O perfetta su una pietra, e poco distante la casa di Giotto. Conosciamo già questa parte di Mugello così continuiamo dritto verso la nostra destinazione: Barbiana.

“Non c’è niente” ho esordito in famiglia “ma questa domenica voglio andare a Barbiana dove visse e insegnò don Milani”. La richiesta viene accolta con diffidenza da mio marito: si preoccupa sempre che le nostre mete siano adatte anche a nostra figlia. Ma stavolta sono decisa. L’avvicinamento alla figura di don Milani è stato graduale: la presentazione di un volume in biblioteca quest’inverno, poi la rilettura di alcuni suoi libri e un biglietto da visita trovato in terra, del ristorante di Barbiana dove – avevo letto – il proprietario racconta ancora aneddoti sui ragazzi della scuola di don Milani.barbiana pergolato 2

Trovare quello che credevo, erroneamente, il paese di Barbiana, è il primo passo da fare. Come disse il Vescovo a don Milani quando gli comunicò che era stato destinato a questa piccola parrocchia sperduta di montagna che contava solo nove famiglie “Sulla cartina non c’è”. E io… che pensavo che sul mio atlante stradale d’Italia ci fosse proprio tutto! So solo che è a Vicchio così preso il navigatore partiamo. Arrivati a Vicchio, lo accendiamo: “Chissa dove ci porta” ci domandiamo sempre perplessi dopo varie disavventure, invece superato il paese troviamo una indicazione a destra. La strada risale il Monte Giovi e il paesaggio passa dai campi di grano, alle coltivazioni di ulivo e al bosco.

Intanto cerco di preparare mia figlia alla visita e gli chiedo se ricorda un brano letto insieme qualche mese prima, un giorno che eravamo in piscina. Parlava del diritto di tutti allo studio. Mi ero decisa a leggerglielo, anche se poco adatto ai suoi otto anni, dopo aver appreso, in quelle stesse pagine, che Don Milani leggeva sempre tutto insieme ai “suoi ragazzi”, i figli dei montanari ai quali faceva scuola. Con mia sorpresa se ne ricorda.

Continuiamo a salire tra case coloniche sparse fino al ristorante ma del paese non c’è traccia. Proseguiamo fino a che la strada, dopo un’irta salita, finisce, e inizia, con una curva a gomito in forte discesa, una stretta strada sterrata.

Perplessi proseguiamo a piedi. Appena pochi passi e tra la vegetazione, dall’altra parte della collina, ci appare Barbiana: una piccola chiesa attaccata all’edificio, molto più grande, della canonica tanto da sembrare quasi accucciata alla sua ombra e, dietro, il campanile in pietra. Rimaniamo catturati a guardare questa immagine di altri tempi. Illuminata da un raggio di sole che ha fatto capolino tra le nubi della foschia estiva, sembra un’oasi di pace.

Terminato il breve sentiero nel bosco la prima cosa ad attirare la nostra attenzione è una piccola vasca celeste dalle dimensioni insolite: una mini piscina. “Non è possibile sia barbiana piscinadell’epoca di don Milani” mi dico e invece leggo sul pannello informativo che fu proprio lui a chiedere ai genitori di realizzarla per poter insegnare a nuotare ai suoi ragazzi che non avevano mai visto il mare. Vicino alla canonica, sotto un alto cipresso, un cancelletto porta ad un pergolato, con le panche in legno all’ombra delle viti. Qui d’estate don Milani faceva scuola e sembra ancora di vederli, lui e i suoi ragazzi, tutt’intorno seduti a parlare. Come lui stesso ha scritto, studiavano 12 ore al giorno, 365 giorni l’anno, 366 negli anni bisestili, senza fare ricreazioni o giocare. E dopo un anno dall’inizio della sua scuola, le mamme che avevano i ragazzi più grandi, li videro cambiare: l’anno prima pensavano già alle ragazze, l’anno dopo le loro discussioni preferite erano sulla Costituzione italiana.

Un cavallo in libertà è il solo essere animato qui intorno e se ne sta all’ombra di un altro pergolato accanto alla facciata della chiesa. “L’altra volta c’era un signore che ci aprì la chiesa” ci dicono alcune persone che nel frattempo risalgono il sentiero, ma oggi non c’è nessuno. La Fondazione intitolata a don Milani, dopo la sua morte nel 1967, habarbiana pergolato 2 mantenuto questo luogo intatto e alla Fondazione ci si può rivolgere, su appuntamento, per la visita delle stanze in cui insegnava don Milani, rimaste uguali ad allora con i pochi libri e i lavori dei ragazzi.

Scendiamo poi al piccolo cimitero dove è sepolto. Prima di superare il cancello, una croce in legno riporta incisa la scritta “I care”. Spiego a mia figlia che questo era il motto di don Milani e che lo aveva fatto scrivere grande nell’aula dove leggevano i giornali e commentavano i fatti che accadevano nel mondo. “E’ in inglese – spiego a mia figlia – vuol dire: Io ci tengo, mi interessa. Voleva far capire ai suoi ragazzi che ci si deve interessare a tutto quello che succede intorno a noi e agli altri”. Non so se ha capito.barbiana cimitero

Sulla tomba del sacerdote, una semplice lastra di marmo bianco e vasi di fiori secchi ma pur di lasciare qualcosa, i visitatori che salgono quassù, vi posano sopra dei sassi come è usanza nella cultura ebraica.  Nella piccola cappella, leggo sul libro delle firme, tante testimonianze: persone come noi, da tutta Italia, hanno sentito il bisogno di salire quassù dopo aver letto i suoi libri: tanti insegnanti, negli anni ’60, si sono formati leggendo i suoi scritti; tante scuole serali per i poveri e per gli adulti analfabeti sono state fondate sulla scia del suo pensiero.

Mi viene da pensare alla forza delle idee che, nel suo caso, ha superato le barriere dell’esilio in questo sperduto angolo di montagna e anche della morte, prematura a soli 44 anni.

Anche mia figlia sta cercando un sassolino, trova una pietra tonda levigata e cerca di scriverci qualcosa con un pezzo di mattone. Mi chiede aiuto: ci vuole scrivere “I care”.

Il 26 giugno 2017 ricorre il 50esimo anniversario della morte di don Lorenzo Milani e anche Papa Francesco il 20 di giugno si recherà a Barbiana per pregare sulla tomba del parroco che insegnò ai bambini di montagna perché anche loro avessero una “voce”, e che scrisse “Lettere a una professoressa”. Con l’occasione mi piace pubblicare l’articolo che ho scritto quattro anni fa quando per la prima volta con la mia famiglia raggiungemmo Barbiana e scoprimmo che tanti vi arrivavano come in pellegrinaggio attratti dalla sua figura carismatica ancora forte a 50 anni di distanza.

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