La stanza segreta di Michelangelo: storia del ritrovamento

Una stanza segreta sotto le Cappelle Medicee in San Lorenzo dove Michelangelo aveva lavorato al Crepuscolo e all’Aurora per le tombe di Lorenzo il Magnifico e del fratello Giuliano; una stanza dove fu costretto a vivere per 3 mesi nascosto dal Priore di San Lorenzo per proteggerlo dalla vendetta dei Medici rientrati a Firenze dopo una parentesi repubblicana per la quale l’artista aveva caldeggiato.

In quella stanza per passare le giornate, Michelangelo disegnò sui muri, con il carboncino, 76 schizzi: figure classiche e mitologiche, studi sul corpo umano e animale, il Laocoonte, ripensamenti su opere a cui già aveva lavorato e anche idee nuove che avrebbe sviluppato in futuro, persino il suo autoritratto e un’idea che già gli girava per la testa: le due mani della Creazione di Adamo che realizzerà in seguito sulla Cappella Sistina a Roma.

Entrare in quella stanza sotterranea, dimenticata per secoli e ritrovata solo nel 1975, lunga 7 metri e stretta 2, è una emozione fortissima ma sono pochi i privilegiati che fino ad aggi hanno potuto vederla. Tuttavia i turisti di tutto il mondo da un po’ di tempo a questa parte non chiedevano che di poterla visitare, nonostante fosse possibile solo con un permesso speciale, per motivi di sicurezza e anche per salvaguardare i delicati disegni. Circa un mese fa, poi, è stata data la notizia della sua apertura al pubblico entro il 2020, notizia che ha fatto il giro del mondo su tutti i giornali più importanti.

Noi abbiamo avuto la possibilità di visitarla nel giugno scorso in occasione di un convegno sui Medici che si tenne in San Lorenzo, a seguito del quale per i giornalisti fu organizzata la visita guidata. Purtroppo non ci hanno permesso di fare fotografie. Qui vi raccontiamo la storia della scoperta come ce l’ha riportata uno dei custodi delle Cappelle Medicee che per 30 anni ha vissuto a stretto contatto con l’opera di Michelangelo e che era presente nel 1975 quando fu ritrovata la stanza e i preziosi disegni che custodiva.stanza-segreta-michelangelo-nationalgeographic

“Oggi per vedere l’opera del genio di Michelangelo a Firenze i turisti fanno lunghe file al Museo dell’Accademia. Un tempo fino agli anni ‘70 invece i viaggiatori venivano tutti in San Lorenzo, alle Cappelle Medicee, dove Michelangelo ha lavorato per 12 anni, il suo periodo consecutivo più lungo, e dove è concentrato il numero maggiore di opere dell’artista, le nove sculture della Sacrestia Nuova”.

A detta del vecchio custode fu un film americano degli anni ‘60 incentrato sulla biografia di Michelangelo, dal titolo “Il Tormento e l’Estasi” a deviare gran parte del turismo di massa verso il David al Museo dell’Accademia mentre fino ad allora, intorno agli anni 70, l’afflusso in San Lorenzo era notevole e per questo era sentita l’esigenza di trovare una via alternativa per far defluire i visitatori: una nuova uscita di sicurezza.

“Un vecchio custode riportò il raccontò del padre, anche lui custode in San Lorenzo intorno agli anni 30-40. Ricordava di una stanza, proprio sotto la Sagrestia Nuova, una stanza di cui nessuno sapeva più dell’esistenza. Sulla base di quella testimonianza si iniziò la ricerca e in uno sgabuzzino, coperta da un antico armadio fu rinvenuta una botola.  Quando entrammo la situazione era molto diversa da ora, il pavimento era ad un altro livello e dentro c’era di tutto: era una carbonaia ed era stata utilizzata come ripostiglio, poi se ne era persa memoria per secoli”.

“Il progetto di fare un’uscita era fattibile perché da questa scala si scendeva e dalla finestrella si poteva uscire all’inizio della scalinata di San Lorenzo, qui siamo proprio sopra la prima fascia di mura del 1100. Bisognava vedere però sotto il muro come era la situazione. Già nel 1970 nella la Sacrestia Nuova dietro l’altare erano stati fatti dei saggi ed erano emersi dei disegni, pochissimi, attribuiti a Michelangelo”.

“Così i restauratori con i bisturi iniziarono a togliere due mani di intonaco leggero e a mano a mano venivano fuori i disegni. L’allora direttore Dottor Paolo Dal Poggetto, esperto di Michelangelo, capì che non si trattava di una mano qualsiasi e si mise a fare ricerche storiche, risalendo al 1530 periodo in cui l’artista era entrato in contrasto con i Medici per aveva parteggiato per la Repubblica. A conferma poi ritrovò la lettera del Priore di San Lorenzo che aveva protetto Michelangelo tenendolo nascosto per tre mesi: di notte lo ospitava a casa e di giorno lo teneva nascosto qui”.

Michelangelo pur essendo cresciuto in casa di Lorenzo il Magnifico che ne aveva visto le potenzialità e lo aveva accolto come un figlio, alla sua morte non aveva era rimasto fedele alla casata fiorentina ma aveva parteggiato apertamente per la Repubblica, progettando anche i bastioni a stella di San Miniano a difesa della città. Fu così che al rientro dei Medici a Firenze, dopo l’assedio della città, Michelangelo aveva dei buoni motivi per starsene nascosto, protetto dall’amico priore, almeno fino a che le acque non si fossero calmate come poi avvenne grazie all’intercessione del Papa.

In quello spazio angusto non aveva che le pareti per esercitarsi e così disegnò. In tutto ci sono 76 disegni: un angelo che detta il vangelo ad un evangelista, la caduta di Fetonte figura mitologica del Mare Egeo, segni che lui ha lasciato sul muro con le candele e probabilmente 5 sue impronte della mano. Studi di gambe, piedi in movimento, le gambe di Giuliano de Medici con il bastone del comando che aveva già realizzato nella Sacrestia di sopra, una Leda, San Pietro e Mosè, ma quello che più impressiona è il volto di Laocoonte, figura dei Musei Vaticani – di età imperiale fatta venire dall’Antica Grecia e andata perduta, ritrovata nel 1506 dallo stesso Michelangelo e asportata per ordine del Papa da una vigna – che probabilmente gli era rimasta molto impressa; e come se fossero la sua firma, quello che sembra il suo autoritratto quasi ripiegato su se stesso, e le due mani che si congiungono, di Dio e di Adamo.

Alberto Angela venne qui per girare “Firenze di notte” ed ebbi modo di conoscerlo. Poi nel 2009 tornò e lo portai a vedere la stanza segreta. Lui ne rimase molto colpito e decise di farci un servizio per Superquark. Ancora oggi tanti turisti che vengono chiedono della stanza, vorrebbero vederla, sembrano più interessante a vedere questa che non alle statue di Michelangelo nella Sacrestia, forse perché è più esclusiva”.

Credits foto: Teladoiofirenze e National Geographic

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