La casa di Monet a Giverny e il giardino delle Ninfee

A metà strada tra Argenteuil dove viveva e la costa normanna dove era cresciuto e aveva le sue origini, in un paesino incantevole non distante dalle sponde della Senna e a 40 chilometri da Parigi che aveva intravisto passando in treno quando spesso si muoveva verso la costa molto in voga tra i parigini ieri come oggi, Claude Monet acquistò la casa dove avrebbe trascorso la seconda metà della sua vita, nonostante i frequenti viaggi, lavorando ai capolavori che lo avrebbero reso celebre in tutto in mondo.

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Nel piccolo villaggio di Giverny in Normandia, ridente e soleggiato, Monet si trasferì nel 1883 quando ancora non era né ricco né famoso prendendo in affitto la casa che qualche anno dopo acquistò per 22.000 franchi. Si trasferì con la nuova compagna Alice e i suoi sei figli oltre ai due che aveva avuto dalla prima moglie Camille, morta qualche anno prima. Aveva già fatto parlare di sé Parigi nei primi Salon e poi, dopo anni di rifiuti dalla mostra ufficiale, con la collettiva indipendente del 1874 quando un suo quadro “Impressione, levar del sole” contribuì a dare il nome alla nuova corrente artistica di cui faceva parte “L’impressionismo” anche se il nome era scaturito solo da un commento acido di un critico.

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In questa casa costruita con la pietra locale, oggi museo e sede della Fondazione Claude Monet, visse per oltre 40 anni fino alla morte nel 1926 gli ultimi decenni della sua vita in febbrile attività nonostante problemi di vista e diverse operazioni agli occhi, e qui si dedicò all’ultima e più famosa serie delle Ninfee che oggi possiamo ammirare al Musée de l’Orangerie di Parigi, particolare-jardin-d'eautraendo ispirazione dal jardin d’eau che lui stesso fece realizzare deviando il corso del fiume Epte e chiedendo allo autorità locali di poter costruire una diga sul torrente Ru nonostante le proteste degli abitanti del luogo. Ancora oggi la casa di Monet a Giverny è un luogo magico e nei mesi di apertura turisti da tutto il mondo raggiungono questa piccola cittadina che altrimenti sarebbe rimasta sonnolenta e sconosciuta.

Dopo aver dipinto il paesaggio della costa Normanna, il porto di Le Havre, il mare di Honfleur, le falesie di Étretat e poi il fiume ad Argenteuil, lavorando sempre en plein air, all’aria aperta, come gli aveva insegnato il suo primo maestro, il pittore Bodin il quale riteneva che i quadri dipinti sul posto avessero una energia diversa da quelli realizzati in studio, negli ultimi decenni di vita Monet si innamora del paesaggio di campagna intorno a Giverny ritraendo i filari di pioppi e i covoni di fieno.

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La gente del piccolo paese lo guarda incuriosita e forse diffidente, la mattina al sorgere del sole parte per i campi con il seguito di bambini che gli portano tutti gli strumenti, i cavalletti, i colori e le tante tele che sostituisce di continuo per dipinge contemporaneamente anche fino a dodici tutte insieme, e cominciano ad ostacolarlo, a smantellare i covoni di fieno o a tagliare gli alberi, tanto che dovrà acquistare tutto un filare di pioppi per poter portare a termine il suo lavoro.

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Ma la fortuna gli arride a Giverny e in quegli anni i suoi quadri iniziano ad essere venduti bene assicurandogli entrate costanti che gli permettono di acquistare oltre alla casa, anche diversi terreni limitrofi, iniziando a creare il giardino ancora oggi cuore pulsante, profumato e multicolore di Giverny.

Davanti alla casa rosa dalle persiane verdi comincia così a coltivare fiori di ogni tipo, iris, peonie, rose, narcisi, ordinati lungo vialetti paralleli che scendono dall’abitazione verso il fiume: il viale principale ha grandi archi su cui si arrampicano le rose e gli altri più piccoli sono ordinati ancora oggi per tonalità di colore, giallo, arancio, rosso, rosa, lilla, violetto.

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Col tempo il giardino si arricchisce di fiori esotici provenienti da lontano e man mano che cresce ne affiderà la cura a uomini del paese, cinque giardinieri che in ogni stagione devono poter garantire al pittore angoli fioriti con le tinte e i fiori che lui desidera ritrarre e organizzati come lui chiede a seconda dell’opera da realizzare. E ogni giorno nei periodi fecondi, intervallati da altri di inattività e depressione, dipinge sotto un grande ombrellone bianco.

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Come il giardino anche l’interno della casa è satura di colori, la sala-atelier con la grande vetrata e alle pareti le riproduzioni dei dipinti di Monet, la sala da pranzo con mura e mobilio gialli, Monet aveva lui stesso disegnato la decorazione delle stoviglie per abbinarle al colore della stanza, poi la cucina con le azulejos azzurre e le vecchie stufe e le stanze al piano di sopra, le camere, sono tinteggiate di un bel celeste cielo.cucina-casa-monet-giverny Qui erano accolti i tanti ospiti, arrivavano in treno, in carrozza, in barca sulla Senna, e più tardi con le prime scoppiettanti automobili, gli amici del primo periodo Renoir, Cezànne, Pissarro, collezionisti d’arte americani come giapponesi, uomini politici e diplomatici. Accanto alla casa poi era studio, un ambiente grande e luminoso dove oggi è stato allestita la boutique ed è un piacere osservare le miniature delle stanze, le pubblicazioni su piante e fiori, e tutti gli altri gadget e poster ispirati alle opere dell’artista.

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Ma il capolavoro di Monet che ancora oggi possiamo ammirare a Giverny è il giardino sull’acqua, il piccolo laghetto che fece realizzare spostando il corso di un torrente per poter dipingere le ninfee. Cespugli, vialetti, bambù, ponti giapponesi ad arco su cui si arrampica il glicine, salici piangenti sulle sponde che si riversano verso l’acqua e le ninfee che vi galleggiano rendono l’atmosfera rarefatta e unica. Il tempo si ferma e tra profumi e colori si rimane incantati da tanta bellezza.

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Anche questa parte di giardino era curata da un giardiniere che sistemava i fiori seguendo le istruzioni dell’artista muovendosi con una barchetta e sempre su una barchetta Monet stava ore ed ore a dipingere cullato dall’acqua.

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Ancora oggi sul lago sono ormeggiate due barche forse non sono più quelle di un tempo, forse sono i giardinieri ad utilizzarle o sono lì solo per rendere l’atmosfera di quando la casa era abitata, ma contribuiscono a trasmettere un ulteriore senso di pace, quella calma tipica dei pomeriggi domenicali assolati che sembra aver sempre ispirato Monet.bookshop-casa-monet-giverny

Interessante è anche la visita del paese, anch’esso pieno di fiori, angoli suggestivi, brasserie e ristoranti. Non distante dalla casa di Monet è il Musée des Impressionismes e vicino alla chiesa la tomba dove è sepolto il maestro.

Info pratiche: orari e come arrivare

La Fondazione Monet è aperta tutti i giorni ma solo indicativamente da metà marzo a novembre. Non sono ammessi cani e bagagli.

Dall’aeroporto Paris Beauvais con auto a noleggio si arriva in poco più di 1 ora. In treno da Parigi si arriva comodamente in 45 minuti, partendo dalla stazione di Saint Lazare e scendendo alla stazione di Vernon. Da Vernon ci sono bus navetta dopo 15 minuti dall’arrivo del treno oppure se preferite davanti alla stazione potete noleggiare una bicicletta e pedalare per 7 km.

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