Arte

Abbazia di Sant’Antimo capolavoro medievale

Come una perla nella conchiglia, l’abbazia di Sant’Antimo appare all’improvviso, quasi un ricordo che affiora, adagiata in una conca di basse colline e circondata da cipressi e ulivi secolari che sembrano danzarle attorno.

Chiostro dell'antico monastero di Sant'Antimo a Montalcino
Chiostro

Lasciata alle nostre spalle la città di Siena, mentre si risale la collina di Montalcino, si passa dalla terra grigia delle non distanti crete alla terra rossa e ricca dove si susseguono impeccabili i filari di vitigni della zona di produzione del Brunello. Superato il centro del paese si continua verso sud per giungere nella valle dello Starcia, e finalmente alle soglie di Castelnuovo dell’Abate, ci appare Sant’Antimo. (Per l’itinerario di due giorni leggi: Crete senesi e Val D’Orcia: tra colline e filari)

Arrivando, il complesso abbaziale mostra la sua parte più preziosa l’abside, che con la stessa armonia dei corpi celesti nella loro orbita, disegna movimenti circolari su tre livelli diversi: in alto dove termina la navata centrale, con la perfetta bifora che dà luce all’interno, e più in basso con il deambulatorio e le tre piccole cappelle radiali. Di fianco alla chiesa un alto cipresso gareggia in altezza con il mozzo campanile. La prima impressione è di perfetta armonia.

Campanile chiesa Sant'Antimo nella valle dello Starcia, Siena
Campanile

Per una costruzione che in passato ha avuto un importante ruolo sia religioso che economico, non poteva non essere narrata una avvincente storia. Anche questa abbazia, come spesso avveniva in passato, quando per dare illustri natali ad una città si narravano leggende e nobili origini, ha la sua leggenda e può vantare quale suo fondatore Carlo Magno in persona.

L’imperatore del sacro romano impero passava in questa valle nel 781 di ritorno da Roma quando i suoi uomini furono colpiti da una epidemia di peste. In sogno gli venne indicato dove trovare l’erba medicinale con la quale salvare le sue truppe da morte certa e in quello stesso luogo, per grazia ricevuta, fece erigere la prima chiesa poi intitolata a Sant’Antimo, di cui altra storia vuole che Carlo Magno abbia avuto le reliquie da papa Adriano I.

Sant'Antimo Montalcino siena, particolare del chiostro con pozzo
Particolare del pozzo

Leggenda a parte, i documenti che attestano la prima chiesa in questo luogo risalgono a Ludovico il Pio con un diploma datato 813, ma le sue origini affondano ancor più lontano e sono legate al culto delle reliquie di Sant’Antimo di Arezzo, morto nel 352. Nel luogo del martirio del Santo, dove già esisteva una villa romana di cui ancora si notano materiali di recupero come la cornucopia inserita sul lato nord della chiesa, fu costruito un piccolo oratorio. Furono i Longobardi nel 770 ad affidare all’abate Tao l’incarico di iniziare la costruzione di un primo monastero benedettino.

Nel corso del IX secolo, grazie a privilegi imperiali l’abbazia consolidò il suo prestigio, che accrebbe ancor più nell’XI secolo quando per la vicinanza con la Via Francigena, che dalla Francia portava i pellegrini fino alla tomba di San Pietro a Roma, si trovò inserita nel sistema dei grandi itinerari di pellegrinaggio. L’attività di assistenza e cura dei Pellegrini fece moltiplicare le donazioni a favore dell’ Abbazia che divenne una delle più potenti fondazioni monastiche della Toscana con estese proprietà nel senese e nella Maremma.

Abbazia Sant'Antimo Siena - Facciata
Facciata incompiuta

Grazie a una ricca elargizione risalente al 1117 da parte del Conte Bernardo degli Ardengheschi – testimoniata da una lunga iscrizione incisa sui gradini dell’altare – accanto a quel primo edificio, che viene individuato nella Cappella Carolingia ancora oggi esistente e utilizzata come sacrestia anche se abbellita da pregevoli affreschi, venne edificata una nuova chiesa abbaziale più grande, quella che ancora possiamo vedere.

Per realizzarla furono chiamate maestranze dall’Italia e dall’estero, tanto che in nessun altra costruzione romanica in Toscana si avverte così marcata l’impronta francese anche se mediata dalla tradizione locale e dall’influenza lombarda. Per questo Sant’Antimo, esempio unico nella regione e tra i pochi in Italia, si avvicina molto alle costruzioni delle vie di pellegrinaggio di matrice francese per lo slancio ascensionale della navata centrale e in particolare per la presenza del deambulatorio che, come anche nelle chiese anche lungo il Cammino di Santiago, permetteva ai numerosi pellegrini, percorrendo una navata ed uscendo dall’altra, di girare intorno al coro senza intralciare il flusso, per adorare le reliquie del santo custodite nel Martyrium.

Sant'Antimo - Interno navata laterale
Navata laterale

Le consistenti spese sostenute per la costruzione della nuova chiesa contribuirono a causare una precaria situazione economica documentata già nel 1163. Ai secoli di splendore seguirono ineluttabili quelli della decadenza e dell’abbandono e la facciata incompiuta ne è l’emblema: alla metà del secolo XII la chiesa doveva essere quasi terminata quando, a seguito dell’espansione a sud da parte di Siena, prese avvio la fase di declino che porterà già alla fine del XIII secolo l’abbazia a veder ridotti gran parte dei propri possedimenti. Nel 1291 l’Abbazia Benedettina fu affidata ai frati guglielmiti e nel 1462 fu soppressa da papa Pio II.

La rinascita non avviene che molti secoli più tardi. Dopo un primo restauro risalente alla seconda metà del diciannovesimo secolo, nel 1992 l’abbazia è tornata a nuova vita con l’arrivo di un gruppo di canonici regolari provenienti dalla Francia che ha ripreso in mano la chiesa e quel che rimaneva del complesso abbaziale benedettino andato quasi totalmente distrutto.

Abbazia Sant'Antimo, interno particolare del matroneo
Matroneo

A differenza di tante chiese romaniche l’interno di Sant’antimo è sempre pervaso di luce, che entra senza sforzo dalle tante monofore e dalla alta bifora dell’abside. L’interno è armonioso, le proporzioni perfette nello slancio della navata centrale divisa in tre ordini con le bifore del matroneo e le monofore in alto. Le colonne monolite finiscono nei capitelli preziosi, alcuni più stilizzati altri movimentati come quello del Maestro Cabestany che rappresenta Daniele nella fossa dei leoni.

Il deambulatorio è la parte più curata dove al travertino i mastri costruttori hanno sostituito in parte l’alabastro. Blocchi striati sono sull’altare, nei capitelli e nelle semicolonne: basta avvicinare una torcia per vederli tralucere e i raggi del sole a seconda della ore giocano con questa pietra, accendendo di luce propria Sant’Antimo. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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Chiesa Sant'Antimo - capitello Daniele nella fossa dei leoni del Maestro di Cabestany
Capitello Daniele nella fossa dei leoni del Maestro Cabestany

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