Itinerario alla scoperta del Molise che (r)esiste

Una settimana alla scoperta del Molise, la regione meno turistica d’Italia e tanto vituperata dai Social che hanno decretato: #ilmolisenonesiste. Perché no, ci diciamo. E’ da tempo che pensiamo di visitare l’antica fonderia di campane ad Agnone ma ogni anno la scelta cade su mete all’estero e più appariscenti. Le estati Covid però sono perfette per scoprire questa regione cenerentola d’Italia per il turismo: entro i confini italiani, fuori dalla calca, al fresco dei monti, distanziamento sociale assicurato e natura rilassante.

E, a ben vedere, non solo il Molise esiste – non serviva il meteorite a confermarlo – e resiste – le scritte ovunque lo confermano – ma con la sua natura intatta dalla montagna al mare, i suoi borghi e castelli, le aree archeologiche romane e sannite, la cucina e il forte legame con le tradizioni, il Molise è un territorio ancora tutto da scoprire. Anche dai suoi stessi abitanti.

San Vincenzo al Volturno

La prima tappa è San Vincenzo al Volturno, un’antica abbazia di grande importanza nel passato, non distante da Cassino appena oltre il confine. In una cortina di monti che la circondano la Chiesa abbaziale nuova appare scenograficamente incorniciata dai resti dell’antico Portico dei pellegrini. Ma la vera scoperta sono gli affreschi della Cripta di Epifanio del vecchio monastero del VIII – XI secolo i cui scavi archeologici sono poco distanti (solo su prenotazione da martedì a sabato 8-14).

Scapoli il borgo delle zampogne

Il vicino borgo longobardo di Scapoli, con il bel cammino di ronda, è conosciuto anche in ambito internazionale per essere la capitale della zampogna, uno strumento musicale antichissimo – un po’ la nostra cornamusa – che accompagnava i pastori negli spostamenti e preannunciava l’avvento del Natale. Qui insieme alla presenza di abili suonatori sopravvive l’antica tradizione della fabbrica di zampogne grazie a pochi artigiani. I musei a tema in paese sono due, la “Mostra permanente di zampogne italiane e straniere” nato grazie all’associazione Pro loco e il secondo “Il museo internazionale della zampogna Pasquale Vecchione” in Palazzo Mancini che domina dall’alto il paese.

Il castello di Pandone a Venafro

Castello Pandone a Venafro

La cittadina di Venafro ha avuto un passato importante come snodo tra Roma, Napoli e Pescara e i grandi palazzi che si affacciano nei vicoli lo ricordano, anche se adesso sembra poco curata. Ripaga però la visita al Castello Pandone che si erge alto e imponente, una mole massiccia e aggraziata allo stesso tempo.

Isernia e Existo

Fontana Fraterna a Isernia

La sera facciamo tappa nella città di Isernia. Piacevole, animata, con i tavolini all’aperto nella piazza centrale dove è posizionata la romanica Fontana Fraterna. Sbuchiamo per caso da un vicolo in una piccola corte… musica, tavolini, candele: Existo Osteria Molisana ci coglie di sorpresa e ci stupisce per le eccellenze molisane e sannite, la cura nella ricerca delle materie prime, piatti della tradizione rivisitati e ricercati. Voluttuosi i ravioli ripieni di tartufo bianchetto, fonduta di caciocavallo, funghi galletti e fiori di zucca. A dispetto di un loro piatto “Molisn’t” il nome del locale è come se volesse affermare “Il Molise esiste” anche a tavola.

La fonderia di campane più antica al mondo

La Fonderia di campane Marinelli ad Agnone

L’antica Pontificia Fonderia di Campane Marinelli di Agnone è probabilmente il più antico stabilimento al mondo per la fabbricazione di campane ed è assolutamente da non perdere. La visita si apre con un filmato sulla realizzazione delle campane: un lavoro anche di un anno per le campane più grandi come quella del Giubileo a Roma, in studi, progetti, preparazione di anima in muratura, falsa campana, fregi in cera, che in pochi minuti viene portato a compimento con la fusione del bronzo che cola negli stampi mentre la tensione si stempera tra benedizioni, preghiere e litanie. A raccontarci con passione il mondo della fusione delle campane è poi Antonio, campanaro da 50 anni, che naturalmente non svela i veri segreti, quelli che determinano il suono, la nota, della campana, rimasti gli stessi dell’anno 1000, epoca a cui risale la storia di questa fonderia, una delle poche in Italia e in Europa.

Dessert all’Osteria Existo a Isernia

Il caciocavallo

Ci inerpichiamo su e giù per i monti, che devono essere davvero freddi e nevosi in inverno, tra boschi e pascoli, alla ricerca dei borghi più caratteristici della regione. Un gregge di pecore ci attraversa la strada. Ovunque indicazioni di caseifici dove si produce il caciocavallo e altri formaggi. Spesso la strada ha il fondo sconnesso, talvolta cadono pietre sull’asfalto, altre volte è addirittura franata parte della carreggiata. Ad una curva troviamo una grande scritta in nero “Il Molise non esiste” lo stesso che rimbalza sui social con tanto di ashtag, però è cancellata e corretta con tintura rossa “Il Molise resiste”.

Pietrabbondante e il Santuario Italico

Pietrabbondante con le Morge

Pietrabbondante è un bel borgo di origini longobarde, con ancora l’impianto medievale, costruito su tre grandi massi di pietra calcarea le “morge” (morgia) a mille metri sul Monte Caraceno. All’ora di pranzo il sole picchia ma il vento schiaffeggia ancora più forte, soprattutto in cima al paese dove si eleva il picco più alto sormontato da una croce. Nel piazzale della chiesa è stato steso in terra un puzzle di uncinetto: sono i lavori delle donne del paese durante il lockdown, per sentirsi uniti anche se divisi: tanti quadratini cuciti insieme. Ai piedi del paese è un sito archeologico importantissimo il “Santuario italico” la più importante testimonianza della civiltà dei Sanniti pentri con tempio e soprattutto con lo splendido teatro a emiciclo risalente al II secolo avanti cristo. Assolutamente da non perdere quindi attenzione a non visitarlo nei giorni di chiusura settimanale, il lunedì e martedì.

Pescolanciano e il castello delle porcellane

Scendiamo a Pescolanciano altro borgo su uno spuntone roccioso tra le valle del Trigno e del Savone, punto di sosta del tratturo che da Castel di Sangro arrivava a Lucera in Puglia. Il borgo antico è ancora raccolto entro una cinta muraria integra, si entra superando l’arco e si raggiunge il castello di epoca normanna uno dei più belli e meglio conservati del Molise (aperture estive). Qui il Duca D’Alessandro, tra il1780 ed il 1795, aprì una fabbrica di porcellane poi distrutta da un misterioso incendio – leggenda vuole – appiccato per invidia dal direttore della famosa Fabbrica reale di Capodimonte. Il 25 luglio per Santa Lucia ogni anno si tiene in paese la sfilata di covoni una tradizione nata per ringraziamento dopo l’ultimo terremoto, quando la gente si salvò perché era nei campi a mietere il grano.

La Morgia Quadra

Talvolta capita di prendere per spostarsi delle strade a caso che poi riservano delle belle sorprese. E’ il caso della strada che da Sessano in Molise porta a Frosolone altro borgo del Molise che sale a 1421 metri s.l. fino alla Vetta della Montagnola, curva dopo curva tra boschi, faggete, conifere, un vero massiccio da oltrepassare. Nel fitto sottobosco strane rocce sono coperte di muschi e nell’ultimo tratto si apre un panorama magnifico con il complesso roccioso della Morgia Quadra paradiso per free-climber.

Coltelli e Profumi: Frosolone e Sant’Elena Sannita

Altro paese altra storia, è la volta di Frosolone, Bandiera Arancione e annoverato tra Borghi più belli d’Italia, rinomato per fin dai tempi antichi per la lavorazione di coltelli che è stata tramandata nelle piccole botteghe artigiane. Sicuramente da visitare il Museo dei ferri taglienti dove si può assistere alla forgiatura. Nella vicina San’Elena Sannita, ci incuriosisce un Museo del profumo tra i monti in un paesino che conta in inverno poco più di cento anime. Nel passato gli uomini facevano gli arrotini ambulanti e spostandosi in città iniziarono a vendere profumi e poi ad aprire profumerie. Il borgo è tanto piccolo che si rischia di rimanere incastrati con la macchina lungo la via principale ma il museo con circa 1500 pezzi, boccette di tutte le epoche che hanno fatto la storia del profumo, è appassionante.

Area archeologica della Saepinum romana

Area archeologica della Saepinum romana

Il terzo giorno lo dedichiamo alla zona intorno al Campobasso. Una delle più belle scoperte di questo viaggio è la Saepinum romana, è proprio lungo la statale per Benevento, ma occorre fare bene attenzione perché è indicata come Altilia. L’antica città è perfettamente leggibile: il cardo e il decumano che si incrociano all’altezza del grande Foro, la vicina basilica con le imponenti colonne, la bellissima Porta Bojano ancora intatta come parte delle belle mura intercalate da torri circolari e soprattutto il teatro con il caveau a emiciclo che convive con case contadine recuperate di epoca medievale che ne seguono l’andamento curvilineo o occupano lo spazio dove una volta era la scena.

Campobasso da scoprire

Campobasso

Anche la città di Campobasso, il capoluogo di regione, stupisce il visitatore per la sua piacevolezza: vivace e movimentata la città Murattiana dei primi dell’800, ma soprattutto ben recuperato il borgo medievale a ventaglio con gradoni in pietra che risalgono il cono di case arrampicato sulla collina fino al castello. Lungo il tragitto troviamo la chiesa di San Leonardo del XII secolo, l’interessante Museo Provinciale Sannitico con reperti di pregio preistorici, romani e longobardi, e la romanica Chiesa di San Giorgio del X secolo. Il castello di Monforte domina il borgo medievale.

A pochi chilometri a sud di Campobasso il borgo di Ferrazzano sorge su un colle che domina il capoluogo e, un tempo, le principali vie di comunicazione, già fortificato dai sanniti. Del periodo medievale è il Castello dei Carafa del XV secolo e la chiesa dell’Assunta con un prezioso pulpito. Sembra che qui siano da ricercare le origini della famiglia di Robert De Niro.

Veduta di Campobasso da Ferrazzano

Il nostro giro per il Molise è all’ultimo giorno, ci spostiamo adesso verso il basso Molise, ci avviciniamo al mare ma ancora non troppo. Lungo la statale 87 da Campobasso a Termoli la chiesa di Santa Maria della Strada è un gioiello romanico datata 1148 che merita una sosta. Qui è sepolto il Re Bove, Buono D’Antona un cavaliere rimasto nella leggenda. Voleva sposare la sorella del Papa che lo aveva condannato a costruire in una notte 100 chiese, impresa impossibile per la quale il cavaliere chiese aiuto al Diavolo che all’ultima chiesa, proprio questa, lo uccise con un grosso masso prendendone l’anima.

Civitadicampomarano il paese della street art

La street art di Civitadicampomarano

Civitadicampomarano, ancora un paese in posizione suggestiva su un costone di pietra arenaria con il bel castello angioino del XIV secolo, uno dei più importanti e meglio conservati della regione. Sembra che il castello abbia ispirato Manzoni per la fortezza dell’Innominato. Un tempo sorgeva isolato nei suoi fossati nella parte alta dell’abitato. Quando il paese iniziò ad ampliarsi anche dall’altra parte, il castello lo divideva in due borgate, fino al 1795, quando gli abitanti esasperati riempirono il fossato per creare un collegamento.

Civitadicampomarano sembra essere l’emblema del Molise che vuole resistere. Lo dimostrano le opere di Street art sulle facciate e in tutti gli angoli del paese. Dal 2016, ogni anno il paese in settembre ospita artisti italiani e stranieri per il CVTA’ StreetFest. Nel 2020 il festival si è fatto nonostante la pandemia. Sono stati gli abitanti ad eseguire i lavori su indicazioni, a distanza, degli artisti.

Termoli e il mare

Cattedrale di Termoli

Sulla Costa adriatica e il volto di questa regione cambia totalmente. Termoli come tutte le cittadine di mare in estate,scoppia di vita, anche troppo in questi tempi di Covid. Il centro è tutto addobbato a festa con le tipiche luminare monumentali lungo le strade. I locali sono pieni per l’aperitivo e la cena. La cittadella anticipata dal Castello angioino è uno scrigno di meraviglie: osterie e ristoranti tipici, vicoli candidi, archi e volte fino alla bellissima Cattedrale. Termoli sotterranea è un percorso di soli 20 minuti tra antiche cisterne, piccoli cimiteri precristiani e curiosità affascinanti. Proprio sotto la cittadella si stende la lunga spiaggia sabbiosa e si può vedere un tipico Trabacco per la pesca.

Qualche consiglio: per le visite, a seguito degli ingressi contingentati, è sempre meglio prenotare. Attenzione inoltre ai giorni settimanali di chiusura, soprattutto il lunedì, tutto è sprangato.