Chitignano in Casentino: museo della polvere da sparo e del contrabbando

Ci sono a volte dei piccoli musei che hanno una grande storia da raccontare, una storia che sarebbe un peccato si perdesse nell’oblio del tempo. Oggi diremmo che l’argomento non è politically correct perché si parla di contrabbandieri e oltretutto di produzione illegale di polvere da sparo e di tabacco, prodotti notoriamente nefasti per la salute, ma occorre anticipare che su queste attività si è basata la sopravvivenza per secoli, fino alla Seconda Guerra Mondiale, di un intero paese altrimenti privo di risorse, per poi scomparire totalmente – forse ed è comprensibile – volutamente, anche dalla memoria degli stessi abitanti.

Gli ultimi contrabbandieri sono ormai morti e delle tante, è rimasta una sigaraia che mostra la sua maestria solo nelle rievocazioni. Le ultime tracce di questo passato, periglioso e avventuroso al contempo, sono nascoste nel fitto dei boschi della valle del Casentino, vicino ai fiumi oppure nelle alture: sono i Pilli, delle buche scavate nella pietra arenaria utilizzate come mortai per pestare i componenti della polvere da sparo, buche che ogni famiglia aveva ricavato di nascosto in qualche posto inaccessibile, vicino all’acqua per non far saltare tutto in aria e perché il suo rumore nascondeva quello del Mazzapicchio, il pestello in legno che batteva per ore, o su un’erta roccia da dove si vedeva bene quando in paese arrivavano gli uomini in divisa che dovevano far rispettare la legge.

IMGP7090

Siamo a Chitignano un piccolo paese sotto al Monte della Verna dove San Francesco ricevette le stigmate. A dominare il borgo fatto di anonime case, è ancora oggi il Castello dei Conti Ubertini che mantennero il feudo in questa parte di Toscana fino al 1780, quando fu abolito dal Granduca Leopoldo.

Fu in questo regime feudale inusualmente prolungato che il paese sviluppò un’economia differente dal resto della regione, basata sul tabacco e sulla polvere da sparo, attività che fecero la fortuna della sua gente.  “Al tempo di Leopoldo era uno dei paesi più ricchi d’Italia e tutto era legale – ci racconta Lorenzo Bondi dell’Associazione Battitori che gestisce il piccolo museo allestito dal Comune con attrezzi e altri ricordi donati dalla famiglia Menchini – Prima dell’Unità d’Italia il paese contava 1000 abitanti ma aveva ben 5 macellerie” per dire insomma che la gente se la passava bene, e ci spiega che tutte le strade e i passi di questa parte dell’Appenino, Mandrioli, Consuma, sono stati fatte saltare in aria con le mine della polvere prodotta qui.

Ma nel corso del 1800 il vento inizia gradualmente a girare: nel 1830 per prima fu interdetta la coltivazione del tabacco, poi con l’Unità d’Italia, nel 1866, un decreto regio inserisce la privativa per la polvere da sparo che diventa monopolio dello Stato. Vari polverifici chiudono ma in paese non ci sono alternative, i contadini erano 2, il bosco non era una risorsa, l’unica via per sopravvivere era continuare illegalmente a fare quello che si sapeva fare, quello che si era sempre fatto. E’ così che Chitignano, volente o dolente, divenne il paese del contrabbando, che qui veniva chiamato in una maniera particolare “Cospa” in onore alla vicina Repubblica di Cospaia, e tutta la sua gente ne fu complice anche il Parroco che dalla chiesa, primo avamposto del paese, quando vedeva arrivare i Carabinieri dalla vicina Stazione di Rassina, lanciava l’allarme, anche se non si sa come, dato che le campane sarebbero state troppo sospette e il segreto è morto con i contrabbandieri.IMGP7087

Sembra e pare comprovato da documentazione storica che a Chitignano prima che altrove, forse anche rispetto all’intero territorio nazionale, fossero arrivate, un secolo dopo la scoperta dell’America da parte di Colombo, le prime piante di Tabacco che avevano allora solo scopo ornamentale. I conti Ubertini avevano infatti parenti in Portogallo e fecero arrivare questa pianta sconosciuta in Europa, a cui gli indigeni attribuivano proprietà salutari e magiche.

Da qui ebbe inizio la coltivazione divenuta in certi periodi illegale a seconda di come cambiavano i governi, tanto che nell’800 a Chitignano la coltivazione era totalmente scomparsa ma non la lavorazione del tabacco che arrivava importato di nascosto da Sansepolcro, sulle spalle dei contrabbandieri con sacchi studiati apposta per cadere a terra facendo un minimo movimento con le spalle non appena si intravedevano di lontano i carabinieri.

E nel piccolo museo di Chitignano ci sono ancora: i sacchi con la legatura speciale e la “Pea”, come veniva in gergo chiamata la macchina trinciatrice, unica in tutto il paese, che passava di famiglia in famiglia: per non creare sospetti gli avevano dato lo stesso nome della corriera che faceva servizio di linea. La specialità Macedonia era la più adatta da trinciare mentre il Kentachi più pregiato veniva usato per i sigari che le donne arrotolavano a mano e incollavano con farina di grano mischiata all’acqua.

Dato che il tabacco era raro e costava, ogni famiglia aveva la sua ricetta per “allungarlo” mischiandolo con altre erbe, orecchiella, cavolaccio e altre, a seconda, e i segreti sono morti con le famiglie. E quando andavano a venderli in carrozza fino al dopoguerra e con la Topolina poi, si mettevano a fumare per far arrivare il profumo e invogliare l’acquisto, perché ogni famiglia aveva sigari dal profumo diverso a seconda dell’erba usata. Ma il tabacco che pur tra la bassa Toscana e l’Umbria ha costituito un importante voce economica non era l’unica attività di questo paese.

IMGP7080

La polvere da sparo era l’altra colonna portante del sostentamento economico delle famiglie di Chitignano, la più particolare di cui invece non si hanno notizie documentate per risalire alle origini. La polvere nera o pirica era nata in Cina nel IX secolo e arrivò in occidente nel 1300 e solo dal ‘400 venne utilizzata a scopo bellico dopo l’invenzione delle armi da fuoco. Nel 1420 dalla polvere si passa ai grani con combustione istantanea e più sicura. Le prime fonti storiche a Chitignano attestano la presenza di tre polverifici legalmente autorizzati ma solo dai primi dell’800, che nonostante il decreto regio continuarono a lavorare mentre tanti altri dovettero chiudere. Fu così che si diffuse la produzione illegale su cui vivevano intere famiglie.

Ognuna aveva allestito uno o due “pilli” nel bosco, nascosti nella vegetazione, ma solo oltre il fiume dove la pietra è arenaria perché la calcarea fa scintille e la polvere da sparo sarebbe saltata in aria. Nelle vicine cave dell’Emilia i Chitignanini si rifornivano delle materie prime, lo zolfo e il salnitro, proibite per fare la polvere ma non per altri usi, alimentari e agricoli. Poi era il bosco a fornire il resto, la carbonella che doveva essere di legno di nocciolo o faggio, per la polvere più grossa da mine, e invece di vite e salice per quella più fine usata per la caccia. “Più leggero è il carbone e più potente è la polvere”ci spiega il Bondi che ci racconta come il bosco vicino al fiume sia pieno di noccioli selvatici “lo zolfo è l’innesto, il salnitro l’ossigeno e il carbone la potenza”.

I tre elementi venivano poi battuti “Ci volevano 800 – 1000 colpi per una buona polvere, ma meglio 1200” nei Pilli, i mortai di pietra che ancora oggi si possono trovare nel bosco. E’ stata l’Associazione battitori a censirne 13 ma sono molti di più, alcuni da 1 kg altri da 2 kg di polvere. Quasi tutti semplici buche nella pietra dove gli uomini, seduti al suolo, pestavano le materie prime, sempre girandolo con cura e mettendo acqua perché l’impasto non si surriscaldasse a forza di battere col rischio di saltare loro per primi per aria.IMGP7078

Infine con un lenzuolo di canapa lucidavano la polvere che faceva delle micro sfere e vi univano insieme anche la buccia di patata, perché così la polvere scoppiava meno ma era più lucida e quindi più bella da vedere. Poi andavano lontano a farsi una fumata mentre la polvere asciugava “Perché la polvere è invidiosa e quando brucia da una parte brucia anche nel pillo” ci racconta Lorenzo e sembra impossibile che a distanza possa scoppiare contemporaneamente come per simpatia.

Tra i 13 pilli censiti ce n’è poi uno sempre clandestino ma particolare la “Polveriera del diavolo”, diversa perché meccanizzata, era il rio a far battere il bastone, e anche perché era posta in altura in posizione spettacolare, in cima ad uno sperone roccioso: “Un posto meraviglioso che la finanza ci ha messo 40 anni per trovarlo sulla scogliera e inaccessibile dal paese – racconta Lorenzo che ne ha di storie di contrabbandieri da raccontare, come quella di quando i contrabbandieri lasciarono la polvere a battere e andarono a giocare a carte nel bar del paese e da lì sentirono un grande botto e videro sollevarsi una lunga colonna di fumo bianca fino al cielo che dissero, in paese per decenni, sembrava un frate di Santa Maria.

Prima l’associazione accompagnava i visitatori del museo, con una passeggiata a piedi, fino in cima, adesso per motivi di sicurezza questa escursione è stata sostituita con la visita alla Pilla delle Motte che richiede un’ora di cammino nel bosco ,che in estate è molto piacevole accompagnata dai tanti racconti “I contrabbandieri erano tutti attori si dovevano ingegnare…” comincia Lorenzo e racconta di quel contrabbandiere che un giorno fu preso dai carabinieri con il sacco della polvere sulle spalle e mentre lo portavano a piedi fino in caserma, fece di nascosto un buco nel sacco e quando arrivarono il sacco era completamente vuoto, o di quando in tempo di guerra una delle due polveriere rimaste fu fatta saltare in aria dai tedeschi, e infine dell’alluvione del 1966 a Firenze che fece sbassare il corso dei fiumi facendo chiudere definitivamente anche l’ultima polveriera.

E’ così che è finita la produzione della polvere da sparo a Chitignano tanto che oggi è solo un lontano ricordo che rischia di svanire. Così da qualche anno in estate, quando il Casentino è pieno di turisti, viene organizzata qualche rievocazione storica, come “La camminata del contrabbandiere”, la strada, che i contrabbandieri facevano con le foglie di tabacco sulle spalle, da Chitignano a San Sepolcro, dove al Ponte alla Piera, prima di Anghiari, un tempo era il confine tra Toscana e Umbria.

Museo della polvere da sparo e del contrabbando

Leggi anche:
La Roccia di Adamo alla Verna
Il castello di Romena che ispirò l’Inferno di Dante

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Creato su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: