Visita all’Accademia Navale di Livorno

Le delegazioni straniere in visita rimangono affascinate dal brigantino interrato nel cortile interno di fronte al mare, dove gli allievi della Marina Militare Italiana si allenano nella manovra delle vele sull’albero maestro di 25 metri, circa la metà dei 54 metri d’altezza dell’Amerigo Vespucci uno dei velieri più belli e importanti al mondo dove, una volta più esperti, gli allievi hanno l’onore di proseguire gli addestramenti in mare aperto.

Sul lungomare di Livorno oltrepassata la splendida Terrazza Mascagni dove i livornesi passeggiano la domenica pomeriggio e i bambini si divertono con pattini, overboard e biciclette, e oltrepassati anche i famosi Bagni Pancaldi con il loro glorioso passato da raccontare, si prosegue lungo viale Italia per arrivare all’Accademia Navale di Livorno dove dal 1881 anno dell’inaugurazione, vengono formati gli ufficiali della Marina Militareaccademia navale livorno veduta

Se il fascino delle divisa è sempre indiscutibile, il fascino di questa istituzione universitaria militare, con la sua storia, le sue tradizioni arrivate intatte fino ai giorni nostri e le sue rigorose leggi, lo è sicuramente di più. Qui ogni anno vengono ospitati circa 1250 uomini e donne, allievi e ufficiali che frequentano corsi professionali, le cui giornate sono scandite da ritmi intensi e programmi serrati dove studio, sport e vita militare si conciliano.

A seguito dell’Unità d’Italia la scuola di marineria fu fondata su iniziativa dell’allora ministro della Marina, l’ammiraglio Benedetto Brin che riunì in questa istituzione le due precedenti scuole la “Regia scuola di marina” del Regno di Sardegna che aveva sede a Genova e quella Borbonica con sede a Napoli.accademia navale livorno il brigantino

Fu il Conte Camillo Benso di Cavour ad auspicare che la nuova scuola di marineria del neonato Regno d’Italia nascesse a Livorno, un po’ perché era in posizione centrale rispetto alle precedenti, ma anche perché era ben raggiungibile e facilmente realizzabile in un’area dove in passato era un lazzeretto. Tra i vari aspetti presi in considerazione c’era anche quello della lingua, in Toscana si parlava il vero italiano in un Regno diviso dai dialetti e questo era una garanzia per dare una corretta formazione agli allievi. Uno tra i primi a frequentarla fu Manlio Garibaldi l’ultimo figlio maschio di Giuseppe Garibaldiaccademia navale di livorno piazzale

La zona dove fu realizzata la Reale Accademia, così si chiamava fino all’avvento della Repubblica, ospitava dal 1640 il Lazzeretto di San Jacopo, una cittadella sul mare, circondata da fossato e alta muraglia alla quale si accedeva solo da un ponte levatoio che assicurava il dovuto isolamento per la quarantena degli equipaggi delle navi provenienti da Levante. All’interno di quest’area la sezione più strettamente sorvegliata era detta “La Gabbia” isolata a sua volta da un fosso interno e qui trovavano la segregazione i malati di peste. In seguito l’area della scuola venne ampliata inglobando anche il limitrofo lazzeretto di San Rocco e più tardi di San Leopoldo.targhe delle navi accademia navale di livorno

Il corpo principale dell’Accademia è costituito da un ampio edificio a tre piani, con tre ali perpendicolari che racchiudono la grande Piazza d’armi. Al piano terra sono uffici, aule, laboratori mentre al primo e secondo piano si trovano le camere di allievi e ufficiali. Di solito l’Accademia non è aperta al pubblico se non con visite guidate in date prestabilite o in occasioni eccezionali come gli Open Day e le recenti Giornate FAI di Primavera quando è stato possibile visitare alcune suggestive sale come la Sala dei Modelli, con i modellini delle navi della Marina Militare tra cui la Cristoforo Colombo che ha avuto uno storia particolare. Fu infatti ceduta alla Russia come bottino di guerra e da loro utilizzata come carboniera fino a che non fu fatta saltare in aria non si sa bene da chi ma sembra dagli stessi italiani, che non sopportavano una tal fine.

accademia navale livorno museo 2

Altra parte piena di fascino è la Sala delle Bandiere, creata nel 1921 quando lo Stato Maggiore della Marina ordinò che ogni classe di allievi si dotasse di un nome e di una bandiera. Fu così consuetudine che da allora gli ultimi arrivati venissero riuniti per tre giorni, durante i quali dovevano scegliere il nome del loro corso come ad esempio “Squali” e disegnare la loro bandiera con i cinque colori, grigio, amaranto, giallo oro, blu e verde. In questa sala è anche conservata la bandiera da guerra della Marina Militare. Altro gioiello dell’Accademia è la Biblioteca con oltre 90.000 volumi di matematica, geometria, astronomia, portolani e manuali di navigazione frutto dell’epoca delle grandi esplorazioni geografiche del Settecento.

accademia navale di livorno il brigantino

Ma la parte senza dubbio più spettacolare del complesso è il Cortile interno che si affaccia sul mare. La facciata è sormontata da una torre con un orologio a tre facce e sotto è posizionato il motto dell’accademia “Patria e onore”. Un curiosità interessante: il motto originale era “Patria e Re” ma dopo l’avvento della Repubblica ci fu un aggiustamento da fare e fu scelto questo che richiese solo l’aggiunta di tre lettere. Vicino alla porta d’accesso è anche posizionato l’emblema dell’Accademia, la campana che non poteva mai mancare sulla prua delle navi per le segnalazioni in caso di scarsa visibilità.

Il cortile ha un perimetro di 400 metri e ogni mattina circa 600 persone vi si riuniscono per il saluto, qui gli allievi fanno le esercitazioni e una volta all’anno vi si tiene l’emozionante cerimonia di giuramento. Una consuetudine dell’Accademia vuole che gli allievi più giovani debbano passare a passo svelto mentre i più anziani possono permettersi di camminare lentamente talvolta strusciando i piedi a terra per ostentare la loro posizione.accademia navale di livorno albero del brigantino

Ma la cosa senza dubbio più bella è il veliero con due alberi che troneggia di fronte al mare. E’ un vero brigantino che è stato interrato nel cortile, proprio di fronte all’Isola di Gorgona, per permettere agli allievi di esercitarsi con le bracciate e nelle manovre delle vele come se fossero in mare. Pare che una delle punizioni inflitte agli allievi durante gli allenamenti, chiamata il “Giro di barra“, consista nel salire alla seconda pedana dell’albero maestro arrampicandosi sulle reti. Sarà anche un castigo ma la vista da lassù deve essere davvero splendida.

Un’ultima precisazione quando l’Amerigo Vespucci è a Livorno non attracca all’Accademia ma al Porto.

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