A 40 metri d’altezza sulla cupola affrescata dal Guercino a Piacenza

Prorogata fino al 4 luglio 2017 la salita fino alla cupola del Duomo

Per quante cattedrali si possa aver visitato, romaniche, gotiche, rinascimentali o barocche, non è cosa da tutti i giorni poter camminare, non come di consueto, lungo la navata centrale, bensì al di sopra di essa, nell’intercapedine tra le volte a crociera e il tetto. Non è cosa comune risalire per angusti passaggi segreti mai aperti prima, ricavati tra le possenti mura medievali e destinati solo ad esser percorsi al momento della costruzione, e successivamente, solo per la manutenzione della fabbrica. Per una volta nella vita ci sembra di essere come Giacobbo nelle sue puntante più eccitanti alla scoperta dell’insolito ma questa volta tali anfratti segreti li hanno aperti per tutti, quest’unica volta e per questo unico evento, come mai prima in centinaia di anni.

Il luogo è la Cattedrale romanico-gotica di Piacenza e l’occasione è la mostra “Tra sacro e profano” del Guercino a Palazzo Farnese, in concomitanza della quale la città ha pensato, in via eccezionale, con l’evento Guercino a Piacenza, di aprire gli angoli più segreti del Duomo e di far arrivare i visitatori fino alla balconata alla base della cupola, che nel 1626 fu affrescata di mano dal Guercino.

balconata cupola duomo piacenza
Balconata della cupola del Duomo di Piacenza

E i visitatori stanno accorrendo, solo nel primo sabato dopo l’inaugurazione della mostra avvenuta il 4 marzo, hanno risalito gli antichi passaggi a tutte le ore del giorno e anche in notturna, ancor più suggestiva, 950 persone – ci dice la guida – e la domenica ha registrato il tutto esaurito. Per questo il primo consiglio da dare a chi vorrà recarsi a Piacenza entro la chiusura della mostra, il 4 giugno 2017, è quello di prenotare on line in anticipo, soprattutto la visita alla cupola che viene effettuata con gruppi di circa 15-20 persone ogni quarto d’ora. E la mostra a Palazzo Farnese e la visita in Duomo è un’ottima occasione per trascorrere una giornata a Piacenza, una città da scoprire, situata sulla sponda destra del Po, ancora nell’Emilia Romagna ma a soli 60 chilometri da Milano.

piazza dei cavalli alessandro farnese
Statua equestre di Alessandro Farnese

Ma fino a giugno 2017 il protagonista è lui: Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino, unanimamente riconosciuto come uno tra gli artisti più rappresentativi del Barocco. Semplice è immaginarsi il perché del soprannome che lo ha portato alla gloria. Sembra fosse ancora in culla – era il 1591 anno di nascita – quando qualcuno vicino a lui si mise a urlare in maniera tanto smodata da far svegliare l’infante di soprassalto stralunando gli occhi qua e là per la paura, tanto che la pupilla destra non tornò mai nella sua posizione ma rimase fissa nell’angolo esterno dell’occhio.

Fin da bambino in quel di Cento dove era nato, dimostrò subito una spiccata propensione per il disegno. Sembra che a 6-8 anni, con l’immagine della Madonna di Reggio in mano ne fece una bella copia sulla facciata della

duomo di piacenza navata centrale
Navata centrale Duomo

casa dei genitori, tanto da stupire tutto il vicinato, e lì vi è rimasta visibile per due secoli fino a che la casa non è stata demolita. Il padre lo mandò a bottega da più artisti, a Cento e nelle vicinanze, ma di scarsa capacità, tanto che Guercino non apprese molto, per fortuna aveva il dono di imparare dalla semplice osservazione delle opere dei grandi maestri.

In quel periodo Bologna era un centro di primaria importanza per l’arte, grazie soprattutto a Ludovico Carracci e pare che il giovane artista andasse spesso a osservare una sua Madonna nella chiesa dei Cappuccini di Cento, che lui stesso amava definire “la sua carraccina” oppure “la sua cara zinna” perché a guardarla era come se vi attingesse il latte dell’arte. Anche Carracci lo notò e scrisse di lui: “Qua è un giovane di patria Cento che dipinge con tanta felicità de inventione e gran disegnatore e felicissimo coloritore è maestro di natura e miracolo da far stupire a chi vede le sue opere”.

duomo di piacenza facciata
Duomo di Piacenza

Durante un viaggio studio a Venezia e il breve soggiorno a Roma, dove fu chiamato da papa Gregorio XV, il confronto con i grandi del passato ne affinò ancor di più la tecnica: le commesse aumentarono e la fama andò crescendo, ma anche raggiunto l’apice della carriera, il Guercino, non volle mai lasciare la sua terra, nonostante lo reclamassero anche all’estero. Forse da sempre timido per quel difetto che lo caratterizzava, non si volle allontanare dagli affetti, e nel 1642, si stabilì definitivamente a Bologna dove aprì bottega con il fratello Paolo, pittore “di fermo”, cioè di nature morte.

Fu nel 1626 che Guercino venne chiamato da Piacenza per l’impresa più importante della sua carriera. A seguito della Controriforma, in città, per volontà del Vescovo Linate, si era messo mano all’antica Cattedrale di Santa Maria Assunta costruita nel 1122 in forme romaniche, a cui era seguita nel ‘300 la realizzazione della torre e della cupola. In un primo tempo l’incarico di affrescare la volta era stata affidata al Marazzone che però morì dopo aver completato solo due delle otto vele. Fu così che fu chiamato Guercino a terminare il lavoro.

Era il maggio del 1926 quando arrivò a Piacenza, vi lavorò da luglio a novembre interrompendosi nel pieno dell’inverno per riprendere di nuovo nell’estate successiva e terminare entro novembre l’opera, che gli fu pagata 1900 Ducatoni d’argento, come riportano i libri dell’archivio capitolare della cattedrale che in occasione dell’evento sono stati rispolverati e messi in mostra nella sacrestia superiore, anche questa mai aperta al pubblico prima, e anticipata da un bel portale in formelle di terracotta a stampo del 1470 ricavate dall’argilla del fiume Po.

affreschi guercino cupola
Affreschi della cupola

L’affresco era una tecnica impegnativa che non permetteva modifiche in corso d’opera, così Guercino lavorò a lungo agli schizzi a penna e acquarello e poi ai disegni preparatori e alle ombreggiature, col sanguigno. Era molto abile nel disegno e pare che tenesse di conto di ogni schizzo fatto che riprendeva e riutilizzava, modificandolo al bisogno, anche dopo 20 o 30 anni. La cura nella fase preparatoria era essenziale perché poi quando si passava alla pittura “a fresco” sulla cupola non ci potevano essere ripensamenti. Prima veniva steso il rinzaffo, l’intonaco grezzo, poi l’arriccio. Con la terra rossa veniva tracciata, la sinopia, e poi veniva steso uno strato fine e trasparente detto “tonachino” e, nella stessa giornata, prima che la malta essiccasse, quella porzione di dipinto doveva essere completata. Da queste porzioni, che ancora si possono distinguere, sono state contate le giornate di lavoro: in tutto 52.

Oggi possiamo ammirare quel capolavoro da vicino, dall’altezza del tamburo a 40 metri da terra, dove probabilmente lui aveva fissato i ponteggi per lavorare, per disegnare e dipingere, le lunette con gli episodi dell’infanzia di Gesù, le vele con i possenti Profeti, il fregio con i putti e le affascinanti Sibille che avevano annunciato la venuta del Salvatore, su quella cupola che dopo il Concilio di Trento doveva rappresentare la resurrezione, l’ascesa al cielo, il simbolo stesso del Divino.

cupola duomo piacenza
Cupola del Duomo

Non prima però di averlo conosciuto attraverso la mostra allestita a Palazzo Farnese, a pochi minuti a piedi dal Duomo, dove sono riunite per l’occasione una ventina di opere dell’artista provenienti da vari musei, non tantissime ma tutte opere scelte, rappresentative delle fasi del percorso artistico del maestro di Cento: dalle prime pale d’altare realizzate nel suo paese natale a quelle del secondo periodo, fino ai capolavori che lo portarono alla gloria. Susanna e i Vecchioni, Cleopatra morente, Sibilla, l’Angelo custode, Apparizione di Cristo alla madre: una bellissima

piacenza palazzo farnese
Palazzo Farnese

campionatura della produzione del pittore che, a differenza di quella di altri artisti, è ben nota nei particolari grazie al libro dei conti che il Guercino teneva con cura nella sua bottega, dove annotava ogni lavoro commissionato, con la data e il compenso ricevuto, come un vero impresario oltreché un grande artista.

Informazioni pratiche:
Per orari, info e biglietti per mostra e cupola: Il Guercino a Piacenza
Per informazioni sulla città: Comune di Piacenza
Sito ufficiale Informazione e accoglienza turistica: Piacere Piacenza

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