Peccati di gola in Sicilia – Tutte le specialità gastronomiche e i dolci da non perdere

Cosa e dove mangiare a Palermo e in Sicilia occidentale

La prima sensazione quando la intravedi dal traghetto è di una terra aspra e dura con quelle colline rocciose e spoglie che si innalzano irregolari e squadrate dal mare. Poi Palermo ti accoglie con una vitalità che non ti aspetti, con contrasti forti, capolavori normanni e quartieri popolari, luce e calore ma soprattutto sapori, e allora ti butti nella mischia e te la gusti come non hai mai fatto… pasta alle sarde, arancine, pani ca’ meusa e i dolci, tutti quelli che il monastero di Santa Caterina e tutte le pasticcerie riescono a sfornare, li provi tutti e li trovi tutti insuperabili: pasta di mandorle, ricotta, frutta candita.

Perché la Sicilia si apprezza con gli occhi ma anche e soprattutto con la gola. E allora lasciatevi andare e gustatevi la Sicilia.

Parola d’ordine: abbondare

Dolcetti tipici siciliani

Qui non ci sono mezze misure, le porzioni sono abbondanti e anche il condimento è abbondante, al forno la mattina le brioche vuote non le fanno, ti devi adattare, cioccolata, crema o marmellata, e noi ci adattiamo figuriamoci se non ci adattiamo, al bar ci sono anche vuote ma come resistere a quelle con la crema di pistacchio o la marmellata di melograno? E anche la schiacciata vuota non la fanno c’è la pizza, e la sera con il tagliere di affettati e formaggi che prendiamo insieme a spritz e mojito, ci chiedono “Cosa portiamo assieme: bruschette o schiacciata?” e ce la portano ripiena di pomodoro e mozzarella; sia mai una cosa semplice. Ed elaborata è la cucina Siciliana che subito ci conquista, ma, mamma mia, per noi non abituati dopo qualche giorno inizia ad essere troppo, anche se è difficile contenersi da quanto è buona.

Palermo: pasticceria o Unesco?

La Fontana Pretoria a Palermo con dietro il monastero di Santa Caterina d’Alessandria

Che la Sicilia sarebbe stata un continuo peccato di gola ce ne siamo resi conto appena arrivati, non avevamo ancora visto niente della città eccetto i Quattro Canti e la Fontana della vergogna che ecco “I segreti del chiostro” ci attira a sé come il canto delle sirene. “Incredibile – esclama mia figlia – la mamma vuole mangiare ancor prima di visitare una chiesa”. Davanti alla chiesa della Martorana, patrimonio Unesco dell’Umanità con Palazzo dei Normanni e la Cattedrale, deviamo verso il monastero di Santa Caterina d’Alessandria dove hanno ridato vita all’antica dolceria. Sali le scale, e un chiostro magnifico con fontana centrale, colonne, alberi, sembra il girone dei golosi ma al paradiso invece che all’inferno. Presi come siamo da tanta bellezza non ci viene da chiederci perché un chiostro al secondo piano, ma poi scopriremo che un bel giorno hanno sbassato la piazza per motivi idraulici.

I dolci della vergogna

Minne di vergine, tipici dolci siciliani

Comunque si entra nella grande sala della dolceria e ti assale la bramosia di assaggiarli tutti: nelle vetrinette, decine e decine di dolci monoporzione, biscotti, dolci a trancio di tutti i colori e le forme più o meno insolite. Vogliamo aprire il capitolo sulle forme? E’ risaputo che i dolci siciliani ricordino dei simboli sessuali. Il monastero è proprio dietro la Fontana Pretoria detta della vergogna perché quando venne inaugurata le suore si affacciarono e vedendo tutte le statue con le nudità al vento esclamarono “Che vergogna”. Che siano state queste le monache? Che siano rimaste così traumatizzate? Le minne di vergine, collinette bianche, rotondeggianti, con la ciliegina sulla vetta disposte a decine dietro il vetro, sembrano confermare questa teoria come anche i celeberrimi cannoli. Comunque sono tanto invitanti che vanno provate per forza.

Immancabili cannoli siciliani

Cannoli siciliani

Più innocue le pantofole alla pasta di mandorle o al pistacchio, le genovesi tipiche di Trapani con vari tipi di ripieno e le cassate dall’inconfondibile colore verde della glassa e ancora dolcetti dai nomi strani come Maria Stuarda e dal ripieno ancora più misterioso. Gli immancabili cannoli poi, sono i più semplici, ancora vuoti, disposti a piramide: non aspettano altro che di essere colmati dalla cremosa ricotta zuccherata, e “cosa mettiamo sopra? Ci chiede la commessa: gocce di cioccolata e granelli di pistacchio rispondiamo noi, abituati dalle nostre parti dove sta’ male sembrare ingordi e anche perché pensiamo che sopra non ci possa entrare più niente. “Solo questo?” si meraviglia lei che non aspetta altro che metterci sopra una montagna di bucce di agrumi candite.

Il chiostro dei peccati

Il chiostro di Santa Caterina a Palermo

Così non li prendiamo tutti – chissà quanto ci costano e invece tutto quel ben di dio solo dieci euro – ma tanti sì, e seduti in quel chiostro con una brama mai provata prima ce le assaggiamo tutti. Ognuno ha un ripieno diverso, di cui ignoriamo gli ingredienti. I sapori e la consistenza sono voluttuosi, ricotta, crema di pistacchio, pasta di mandorle, frutta candita, chi più ne ha più ne metta. Un morso a questo, un morso a quello, poi si ritorna all’altro, per capire quale è più buono in una gara che non ha vincitori ma è solo il gusto personale a decidere.

Gastronomia: gli arancini di Montalbano

Pasta con le sarde

Pasticceria a parte, i primi piatti della cucina siciliana che assaggiamo ce li ha consigliati il commissario Montalbano: la pasta con le sarde e gli arancini che qui tutti chiamano al femminile, “le arancine”. Non l’avevamo mai sentite e, imbarazzata, la prima sera provo a chiedere al cameriere: ma quanto sono grandi, quante se ne prende di solito… ma il proprietario ha poca pazienza e non mi aiuta. Mia figlia ne prende due, nelle due varianti il classico col ragù e l’altro al burro, con formaggio e prosciutto cotto. Poi la sera dopo alla Valle dei templi, riaccendono la friggitrice solo per noi e allora abbondiamo, ne ordiniamo sei, due per ciascuno, e ne facciamo una gran scorpacciata prima di andare a letto, tutti al ragù non si discute. Tondi, caldi, filanti, con il riso fragrante in bianco intorno e il cuore di ragù e piselli. E dopo questa abbuffata mia figlia non vorrà più sentire parlare di arancine; non ce la fa proprio, gli rimane il rifiuto: quattro in due giorni sono troppi. Uno ne bastava, poteva anche dircelo il cameriere!

Street food al mercato di Ballarò

Street food a base di pesce sulle bancarelle di Ballarò

Il nostro vicino di casa, ha origine siciliane e prima di partire ci ha consigliato: andate a Ballarò – il mercato oggi più famoso a Palermo per le specialità di street food, di cui la città è forse la capitale incontrastata – e mangiate tutto e mi fa alcuni nomi che non conosco e di cui ricordo solo lo sfincione. Così andiamo a Ballarò nell’ora di pranzo e che spettacolo! Sui banchi davanti alla gente che passa – poco adatto in epoca Covid ne convengo – le cose più inimmaginabili: piattini di sarde alla beccafico, polpi interi scottati in acqua e gettati su una piastra, spiedini lunghi di non so cosa, un tripudio di colori, di sapori, di cibi, di arance e melagrane per spremute e meloni gialli dalla polpa bianca, ci mettiamo a sedere in una corte un po’ defilata e cominciamo la degustazione.

Palermo: Pani ca’ meusa e sfincione

Busiate con gamberi rossi e pistacchio

Al panino con la milza, pani ca’ meusa come lo chiamano qua, non avrei dato un soldo bucato, pensavo a qualcosa di viscido e magari a salse strane e invece è buonissimo, una carne scura, tenera ma consistente, e quasi nulla più (limone, strutto, pepe, caciocavallo). E poi gli spaghetti ai ricci, che non si trovano tanto facilmente mentre qui in Sicilia sono all’ordine del giorno ovunque, deliziosi, dal sapore delicato con solo un po’ di salsa al pomodoro fresco. E ancora la specialità della casa: spaghetti con gamberi rossi, pomodori pachino e granella di pistacchio, una vera bontà. Ci sarebbero ancora tante cosa da sentire ma per oggi non ce la facciamo.

Il proprietario però ci ragguaglia sulle specialità della cucina palermitana che sono: il pane ca’ meusa che loro che pronunciano quasi con una l centrale, melusa; poi lo sfincione come ci ha consigliato il mio vicino che è una pasta soffice tipo quella della pizza con sopra uno strato di cipolla, acciughe e caciocavallo e poi i classici arancini che abbiamo già abbondantemente testato.

Trapani: Busiate, Pane Cunzato e Cous Cous

Polpo con pasta kataifi

Dopo Palermo e Agrigento, da dove vengono i pistacchi e la tradizione di inserirli in gastronomia ovunque dai dolci ai piatti salati. Altra città, Trapani, e altre specialità. A Trapani non si può non gustare la pasta tipica, le Busiate che è una pasta fatta a mano, arrotolata intorno al ferro da calza tanto da prendere la forma caratteristica a spirale, una specie di più o meno lunghi boccolotti. Divine le busiate con gamberi rossi, pachino e pistacchi.

Poi sentiamo anche il polpo in pasta di kataifi, un tipo di pasta che ha origini tunisine ci spiega il cameriere: dei fili sottilissimi, da sembrare capelli, fatti di pasta croccante. Ad Erice poi assaggiamo il pane cunzato altra specialità di Trapani ma che si trova in tutta l’isola, era il pane dei contadini di una volta, con dentro acciughe, pecorino, pomodori secchi, pomodoro e origano. Una nota va aperta per l’origano, ha un sapore e un aroma come non ha altrove, sembra sprigionare in bocca tutto il calore e l’aroma di questa terra, tanto che una volta tornati a Palermo, nell’altro mercato famoso della città, non la Vucciria che ormai è decaduto ma il Mercato del Capo, ne compriamo sui banchi di spezie ed erbe aromatiche, un bel sacchetto da portare a casa. Non riusciamo invece purtroppo a assaggiare un’altra specialità che ha oltrepassato lo stretto braccio di mare che separa Trapani dall’Africa, il cous cous al pesce. Che peccato!

Granita o gramolata per finire in bellezza

Chiosco di granite e spremute a Palermo

Finito il giro della Sicilia sud occidentale, teniamo un po’ la pancia imbarazzata come dicono qua, ma rientrando a Palermo per riprendere il traghetto, indovinate dove siamo tornati? Le minne di vergine e i cannoli ci chiamano… e per finire ci sentiamo anche una gramolata che non è la tipica granita artigianale siciliana, che abbiamo già sperimentato al gusto tipico di limone ma anche di mandorla, fragola, gelso, pistacchio, ma è più consistente, una granita ricavata dalla polpa del frutto. E che potevamo farcela mancare?

Al ritorno mio figlia ha stilato il menù a cui attenersi per la prossima settimana: petto di pollo ai ferri e patate lesse. Che tristezza!

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Dove mangiare a Palermo e in sicilia occidentale: qualche indirizzo utile

A Palermo in pieno centro lungo via Maqueda è un tripudio di locali di ogni tipo per aperitivi, street food, ristoranti, trattorie sia per il giorno che per la sera, anche se molto turistici a scapito talvolta della qualità.

Molto invitante in pieno centro ma un po’ appartato dietro la cattedrale c’è l’enoteca, osteria, bar, caffetteria, “La Galleria” con i tavoli lungo il vicolo, in via Salita Ramirez 2.

Assolutamente da non perdere per la pasticceria è “I segreti del chiostro” nel monastero di Santa Caterina di Alessandria.

A pranzo però non perdete l’opportunità di mangiare al Mercato di Ballarò: prendendo i piatti al volo oppure anche seduti comodamente all’aperto. Noi abbiamo mangiato benissimo spendendo veramente il giusto da Greta’s in piazza Ballarò 18.

Per l’aperitivo in zona La Cala, l’antico porticciolo di Palermo, consigliamo il Calamida, via Cala 34 e il Nautiscopio in piazza Capitaneria di Porto a Porta Felice.

Ad Agrigento vecchia, abbiamo cenato all’interno della Valle dei Templi però in centro ci avevano consigliato U’Struttu di Sant’Anna in via Atenea 236, la via centrale dell’antica Girgentu come la chiamava Pirandello.

Nella zona delle Saline di Marsala ci sono molti locali tra cui il Golden Hour restaurant ma a noi hanno consigliato la pizza del ristorante pizzeria della Famiglia De Vita poco distante, locale informale senza tante pretese ma pizza soffice e ottima.

In centro a Marsala invece da non perdere, per assaggiare le busiate pistacchio e gambero rosso e altre specialità di mare siciliane, l’Antica trattoria Da Pino, in via San Lorenzo 27, vicino al centro, meglio prenotare. Noi abbiamo apprezzato anche i piatti di Risto Bar Alagna in via Garibaldi 40, in pieno centro subito sotto Porta Garibaldi.

A Trapani consigliamo il Ristorante Antichi sapori in Corso Vittorio Emanuele 191, ottimo per assaggiare il cous cous di pesce.

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