Borghi tipici

Crete senesi e Val D’Orcia: tra colline e filari

Un ondeggiare continuo come un mare di colline: scabre di color grigio, appena arate, verdi all’affiorare dei primi germogli, dorate di spighe fluttuanti nel vento in primavera. Covoni riarsi al sole d’estate, filari di cipressi lungo sentieri bianchi, abbazie silenziose, vini pregiati e borghi medievali. Un itinerario indimenticabile nelle Crete senesi e in Val D’Orcia, territori a sud di Siena di incomparabile bellezza, meta prediletta di turisti da tutto il mondo e di fotografi alla ricerca di quello scatto unico che possa riassumerne e rivelarne l’arcano, silenzioso mistero.

Dopo mesi di zona rossa avevamo un gran bisogno di ricaricare energie e l’unico modo per noi è una bella fuga rigenerante anche se sempre con le dovute attenzioni. Da un mese eravamo in zona gialla ma tra un impegno e l’altro non si era comunque riusciti a fare nemmeno una gita di un giorno, pur rimanendo nei confini della nostra regione. E in Toscana non mancano certo le cose da vedere. Così siamo partiti.

Una delle nostre girate preferite è nel senese. Escludendo la città di Siena per la quale occorre almeno una giornata, due giorni sono perfetti per l’itinerario che traccerò che ormai è testato da tanti anni di levatacce per essere in zona prima che il sole sia alto in cielo e poter scattare foto al bellissimo paesaggio. Purtroppo la foschia questa volta non ha aiutato.

viale di cipressi nelle crete senesi

Sotto Siena, abbandonata la Cassia, la strada che permette di ammirare al meglio lo splendido paesaggio delle crete è quella che da Taverne d’Arbia scende fino ad Asciano. Appena superata Taverne D’Arbia lo sguardo spazia indisturbato su un continuo inseguirsi di dolci colline di argilla grigia, che in questo periodo iniziano appena a germogliare e in primavera sono dorate di spighe di grano, punteggiate di rare case coloniche sulle alture spesso precedute da lunghi filari di cipressi. In alcuni punti il paesaggio si fa più aspro con colline argillose erose dalle piogge che formano i caratteristici calanchi e biancane. Questo è il contesto tipico delle Crete senesi un territorio unico che cambia volto ad ogni stagione cambiando tonalità e colori, e non finisce mai di affascinare.

site transitorie sulla strada di Leonina nelle crete senesi

Il primo punto panoramico dopo pochi chilometri è quello sulla Strada di Leonina, con due vicini filari di cipressi, quasi paralleli che risalgono le colline. Per la prima volta siamo soli a scattare foto e per la prima volta decidiamo di prendere la strada bianca che porta al relais quattro stelle per poi proseguire per un breve pezzo a piedi fino all’installazione “Site Transitoire” dell’artista francese Jean-Paul Philippe, in cima alla collina. Per chi ha voglia ancora di passeggiare un percorso ad anello permette di camminare sulla cresta delle colline ma oggi il terreno è abbastanza fangoso e quindi desistiamo, ma ci sono diversi gruppi che fanno trekking di primo mattino.

Anche lungo la strada principale le auto non sono molte in compenso incrociamo spesso ciclisti: in questa zona, come ci ricordano i cartelli, si corre la mitica Eroica, la corsa ciclistica su strade bianche e con abbigliamento d’epoca. Considerato il periodo, immaginavo che sarebbe stato diverso dal passato: turisti non ce ne sono e vedere la Toscana così fa un po’ male al cuore, però c’è molta più pace, ovunque solo il rumore della natura che indisturbata sta riprendendo i suoi spazi e dove prima c’era il calpestio dei turisti adesso si vedono solo impronte di ungulati.

viale cipressi sulla strada per san giovanni d'asso

La bellezza del paesaggio induce più volte a fermarsi durante il tragitto, non sarà facile resistere a questa tentazione. Superato Asciano si prende la deviazione per San Giovanni D’Asso e il borgo di Chiusure. Lungo la lastra si incontra uno dei punti più iconici delle crete senesi, la strada ad esse costeggiata di cipressi, vista tante volte in calendari e cartoline. Arrivati a Chiusure conviene scendere e fare una passeggiata nell’antico borgo da cui ci si affaccia sullo strapiombo dei calanchi e si domina dall’alto l’abbazia di Monte Oliveto Maggiore. Soste a parte però, l’obiettivo dovrebbe essere di arrivare quanto prima all’Abbazia dato che dopo le 12.00 chiude e riapre solo nel pomeriggio.

Calanchi sotto il borgo di chiusure

Su una altura solitaria a dominio delle Crete, l’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore è una tappa irrinunciabile. Immersa in un bosco di cipressi, pini, querce è uno dei principali monumenti di interesse della Toscana sia per la rilevanza storica sia per i capolavori d’arte che conserva. Il grande complesso monastico interamente costruito in mattoni rossi fu fondato nel 1313 da Bernardo Tolemei, che si ritirò in queste terre solitarie di proprietà della sua famiglia, una delle più importanti di Siena, in quello che veniva chiamato “Deserto di Accona“, fondando la Congregazione Olivetana.

Abbazia di Monte Oliveto Maggiore Siena

Ancor prima di oltrepassare il ponte levatoio e la porta che si apre sulla torre quadrangolare costruita in difesa dell’abbazia, con sopra una grande terracotta smaltata di “Madonna con bambino” della scuola dei Della Robbia, sembra di venir pervasi da un vago senso di pace. Seguendo il sentiero in lieve discesa si giunge in breve alla parte absidale e al campanile romanico gotico. La chiesa dove si svolgono le funzioni accompagnate da suggestivi canti gregoriani racchiude capolavori del Sodoma e un magnifico coro ligneo intarsiato del ‘500. Si rimane ammirati anche dal grande leggio in legno dove venivano appoggiati i Corali, libri di canti e preghiere che i monaci potevano seguire da lontano.

Come sempre noi siamo arrivati tardi e il monastero è già chiuso per fortuna abbiamo già fatto la visita guidata all’interno del monastero altre volte, visita che permette di ammirare il Chiostro grande, con gli affreschi delle Storie di San Benedetto, opera del Sodoma e di Luca Signorelli, una delle testimonianza più importanti della pittura italiana rinascimentale. Dal chiostro si sale poi al primo piano dove si trova l’antica biblioteca monastica con oltre 40.000 volumi, pergamene e incunaboli, uno di quei luoghi unici ammantati da un alone di sacro. Anche la farmacia merita una visita per fare acquisti di creme e unguenti naturali e per vedere gli antichi vasi in cui venivano conservate le erbe medicinali. In questi periodo di pandemia il silenzio è tornato ad essere il padrone incontrastato di questo luogo.

Riscendendo verso la Cassia ci ritroviamo davanti al borgo di Buonconvento raccolto ancora dalla mura in mattoni erette da Siena nel ‘300. Il sabato mattina sotto le mura si tiene il mercato settimanale e non è difficile trovare il banco del formaggio con il pecorino della zona e quello con la porchetta per farsi fare un panino se si ha voglia di pranzare al volo, gustando una delle specialità tipica del sud della Toscana, Umbria e alto Lazio. Per chi preferisce una pausa pranzo sedendo comodamente ai tavolini all’aperto il consiglio è di proseguire.

Montalcino piazza del popolo e palazzo dei priori

La prossima tappa è Montalcino che val bene la visita: patria del Brunello, il vino rosso famoso in tutto il mondo e il primo in Italia a ricevere nel 1980 il marchio DOCG, e borgo arroccato su un dorsale con la possente rocca. Bisogna perdersi un po’ a caso nel dedalo di vicoli e scalinate, fino a raggiungere la bella Piazza del Popolo su cui svetta l’alta torre del Palazzo dei Priori, eretta nel XIII-XIV secoli in pietra e mattoni e costellata di antichi stemmi, e la vicina Loggia del ‘300. In genere la via centrale è piena di vita con negozi tipici e turisti, ma questa volta ci gustiamo la pace e il borgo sembra tornato ad altra epoca.

Sant'Antimo chiesa abbaziale

Da Montalcino il passo è breve e d’obbligo anche se porta un po’ fuori dalle strade più battute.
A circa 10 km, la chiesa abbaziale di Sant’Antimo è un gioiello romanico fatto di pietra traslucida, uno dei più pregevoli esempi di di architettura monastica del XII secolo, un tempo punto di ristoro per i pellegrini che transitavano lungo la Via Francigena. Nella valle dello Starcia tra ulivi secolari si erge solitario questo monumento unico che la tradizione vuole sia stato fondato da Carlo Magno nel 781 . Arrivando si nota subito la bellissima abside semicircolare con tre cappelle radiali e il possente campanile quadrato con l’inconfondibile cipresso. L’interno armonioso risplende di luce grazie ai grandi blocchi di alabastro con cui è costruita. Scopriamo che i monaci, che avevano ristrutturato i resti del monastero, se ne sono andati, tuttavia hanno lasciato il complesso al massimo del suo splendore, aprendo anche la farmacia e il giardino delle erbe.

Vasca termale nella piazza di Bagno Vignoni sotto siena

Continuando per sentieri meno battuti – siamo ormai quasi alle pendici del Monte Amiata – una bella strada panoramica risale fino a Castiglione D’Orcia e Rocca D’Orcia dove si erge il notevole il cassero a picco sulla roccia. Scendendo ci aspetta Bagno Vignoni e la sua grande vasca termale proprio al centro del paese. Qui nel Medioevo nacque una stazione termale ma le virtù delle sue acque solfuree erano già note in epoca romana. Al centro del piccolo borgo rimasto quasi intatto, invece della piazza come di solito accade, sorge ancora l’antica struttura delle terme dove si dice venisse a bagnarsi anche Lorenzo il Magnifico. E questa è la prima volta che riusciamo a vederla e fotografarla senza quasi nessuno, intorno e sotto il largo loggiato di Santa Caterina, anche se comunque di sabato pomeriggio un po’ d’animazione non manca soprattutto intorno ai tavolini all’aperto per l’aperitivo.

La prima giornata in terra senese finisce qui. Riepilogando, queste le tappe:

Da Taverne D’Arbia si scende verso Asciano: siamo nel mezzo del paesaggio delle Crete
Lungo il tragitto: Strada Leonina e sito Transitoire
Deviazione per San Giovanni D’Asso ma si gira verso Chiusure
Visita dell’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore
Borgo di Buonconvento
Visita di Montalcino
Visita Abbazia di Sant’Antimo
Strada che sale a Castione e Rocca D’Orcia
Visita Bagno Vignoni
Avendo più tempo si possono fare due deviazioni: Murlo e Trequanda

Il secondo giorno il viaggio continua con la visita ai borghi di San Quirico D’Orcia, Pienza e Montepulciano.

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