Tutto il fascino di Lisbona

La capitale del Portogallo, Lisbona, è senza dubbio una delle città europee che ha saputo meglio preservare il suo carattere: quel certo fascino ancora un po’ retrò fatto di vecchi tram sferraglianti, delle note malinconiche del Fado, dei pannelli bianchi e blu di azulejos e dei caffè dove ti sembra ancora di poter incontrare poeti e scrittori come Pessoa e Saramago o personaggi immortali come Pereira di Tabucchi.
La posizione su sette colli e in riva al fiume Tago ne fa una città scenografica con saliscendi e miradouros, punti panoramici da cui la vista spazia dagli antichi quartieri sulle colline fino al rio Tajo, dove si staglia il Ponte 25 de Abril che, con i suoi 3500 metri, quando fu costruito dal regime di Salazar negli anni 60, era il più lungo d’Europa. Talvolta è la nebbia mattutina ad avvolgerla nel mistero, spazzata presto via dalle brezze atlantiche per lasciare spazio ad un cielo azzurro intenso tagliato dai contorni candidi di chiese e monasteri, parte di un patrimonio artistico unico.
Per la posizione geografica sull’Atlantico il clima è mite anche in inverno, e i primi mesi dell’anno sono un ottimo periodo, quando già sembra primavera e la luce è di un nitore accecante.

La Baixa

Praça do Rossio è il cuore della città, la sua parte bassa, da cui si dipartono, su tre lati, le colline, mentre sull’altro scorre placido l’estuario del fiume Tago che ha quasi finito la sua corsa verso l’oceano. E’ questo il quartiere della Baixa, ordinato e decoroso nell’intersezione di strade, dai palazzi signorili e alteri con i lucernari sui tetti, e i marciapiedi a mosaico in tozzetti di pietra bianchi e neri, di calcare e basalto. La Baixa fu interamente ricostruita a fine settecento su progetto del marchese di Pombal, dopo che  il grande terremoto del 1755 aveva fatto scempio di tutto. Non si può conoscere Lisbona senza sapere di questa profonda ferita: citato anche da Voltaire nel Candido, il sisma fu uno dei più forti che la storia ricordi, con circa 40.000 vittime, seguito da un maremoto e numerosi incendi che divamparono in città.

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Praça do Rossio

Chiado e  Barrio alto

Quasi a volerlo ricordare nei secoli, una chiesa ancora avvolta nella nebbia, innalza contro il cielo le volte a sesto acuto della navata centrale, senza più copertura. La chiesa, ora Museo do Carmo, dalle forme gotiche ma parzialmente distrutta, domina la collina di Sao Pedro dove illeso è rimasto il caratteristico quartiere del Bairro alto, uno dei più antichi di Lisbona. Nei suoi vicoli stretti la sera risuonano le note del Fado e le sue strade sono tanto ripide che a volte nella stessa facciata di un palazzo una porta può essere il doppio in altezza di quella accanto.

Funicolari, tram e ascensori

Dato che intorno alla Baixa, unica parte bassa, è tutto un sali e scendi, sette colli su cui la città si arrampica senza soluzione di continuità, i modi messi in pratica per non affrontare a piedi le salite sono diversi e fantasiosi. Caratteristiche senza dubbio sono le funicolari, come la Calçada da Gloria che unisce praça dos Restauradores al Barrio alto; anche se il tratto da fare sembra breve, conviene acquistare il biglietto e attendere il carico, per iniziare la ripida ascesa.

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Calçada da Gloria

Stretto fra i palazzi di rua do Ouro e la collina c’è poi un marchingegno di altra epoca che permette di passare dalla Baixa alla collina do Carmo: l’Elevador de Santa Justa, una torretta merlettata in ferro grigio e bulloni che ricorda tanto la Tour Eiffel. Non ci vuole troppa fretta per prendere questo mezzo, rivoluzionario a fine ‘800 quando fu costruito: dopo aver atteso il pieno carico, inizia a sobbalzi a far salire la cabina (un tempo azionata a vapore) dai vecchi sedili in listelli di legno ben lucidati. La vista che si gode dalla terrazza ripaga però dell’attesa e non c’è esordio più bello per poter apprezzare la città. Appena poco sotto si stendono i tetti ordinati della Baixa, oltrepassati i quali la città ricomincia a salire sui colli di fronte con i quartieri di Graça, Mouraria e Alfama; davanti il castello di Sao Jorge, ancora avvolto tra le nebbie; in basso i bagliori del Tago, che placido scorre sotto i primi raggi del sole che lentamente hanno la meglio.

Il tram 28

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Tram 28

Quanto la Baixa costruita dopo il terremoto è piatta e geometrica, tanto i quartieri antichi di Alfama, Castelo, Mouraria, Graçia che si inerpicano sulle colline, hanno vicoli stretti e labirintici e case appiccicate le une alle altre che si sovrappongono, si rubano spazio con terrazzini e tetti e scale in un inestricabile e indistinguibile gioco di forme. Un modo pratico e simpatico di passare da una collina all’altra: dal Bairro-Chiado, tagliando longitudinalmente la Baixa, ai quartieri sulla collina di fronte, è per mezzo del famoso e turistico tram 28; sopravvissuto alla fine del regime di Salazar conserva il fascino del legno ben lucidato, di scritte, numeri e manovelle strane all’interno e dello sferragliare vivace del suo incedere.

Cattedrale Sé Patriarcal

Con il tram 28 si raggiunge la cattedrale Sé Patriarcal e la chiesa di Santo Antònio da Sé, costruita dove la leggenda vuole che fosse situata la casa natale del santo tanto caro a

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Cattedrale Sé Patriarcal

Padova. La cattedrale Sé Patriarcal è l’unico monumento della città che risale al periodo della fondazione della nazione portoghese: fu costruita dopo la conquista di Lisbona del 1147 al posto di una moschea. Con le sue due torri ai lati della facciata scabra, dalla colorazione calda della pietra calcarea, è solida e possente come una fortezza.

Castello de Sao Jorge

Il tram 28 fa ancora al caso nostro, inizia a salire tra le curve strette dell’Alfama, uno dei quartieri più caratteristici della città, fino a Castelo. Oltrepassata la volta che immette all’interno delle mura del Castello de Sao Jorge, troviamo il piccolo borgo e la grande spianata dove crescono da secoli le piante tropicali approdate qui dal Brasile all’epoca delle grandi scoperte. Il Castello sorge sul colle più alto dei sette e domina tutta Lisbona. Lo spettacolo al tramonto è mozzafiato: sono avvolti dalle brume color arancio, il rio Tejo e il lungo ponte 25 Aprile, alla fine del quale il Cristo Rei, uguale a quello brasiliano che lo ha ispirato, sembra voler accogliere in un abbraccio tutta la città che ha di fronte. Tornando sui nostri passi per i vicoli cogliamo gli ultimi sprazzi di luce sul Tago e l’Alfama dal Belvedere de Santa Luzia, un altro dei tanti miradouros che non bastano mai.

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Ponte 25 de Abril

Monastero di Sao Vicente de Fora

Nel dedalo di viuzze dell’Alfama e di scale che non vedi fino a che non ci sei sotto, nascosta tra le abitazione alte e stonacate,  si innalza il Monastero di Sao Vicente de Fora: di un biancore abbagliante, la facciata lineare e austera, con le guglie che tagliano in maniera netta e precisa il cielo azzurro. Qui il santo patrono di Lisbona, Santo Antonio abate, aveva la sua cella quando era canonico regolare e qui è sepolta la madre Teresa Taveira.

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Sao Vincente de Fora

L’unicità di Sao Vicente è, oltre che nelle sua armoniosa imponenza di forme e volumi, nei suoi interni che permettono di apprezzare meglio l’arte decorativa tipica del Portogallo: l’azulejo. Gli interni del monastero di Sao Vicente sono rivestiti da oltre 14.521 piastrelle realizzate all’inizio del 1700: la più vasta produzione artistica del regno di Joao V. Inoltre, in 38 pannelli sono riprodotte tutte le favole di La Fontane che, alla fine del 1700 furono pubblicate ed incontrarono subito un enorme successo. Si può dire che non un centimetro del monastero, dalle stanze ai corridoi dai chiostri alle scale, è spoglio: migliaia di piastrelle decorate come in un grande mosaico raccontano le vicende storiche della città con le sue battaglie, santi, re e favole.

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Azulejo in Sao Vincente de Fora

Pantheon nazionale

Dalla terrazza di Sao Vincente tra le tegole del tetto e i cornicioni imponenti si apre la vista sul fiume e sul sottostante quartiere dell’Alfama dove spicca, poco distante, la chiesa di Santa Engràcia, il Pantheon nazionale, anch’esso bianco e perfetto.

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Pantheon Nationale

Qui sono sepolti tutti cittadini illustri di Lisbona, che non dimentica quelli del passato e quelli della sua tradizione più recente: a Vasco de Gama e Luis de Camoes sono dedicati due cenotafi che ricordano l’epoca delle scoperte e qui riposa anche Amalia Rodriguez, regina del Fado, che per la saudade che ancora la sua voce evoca viene omaggiata da mazzi di rose rosse.

 

Museo nazionale dell’Azulejo

In piazza della Estaçao Santa Apolònia prendiamo l’autobus che ci porta all’Igreja convento Madre de Deus dove è allestito il Museu Nacional do Azulejo. Il percorso museale è interessante e ci prende la lettura di come l’azulejo sia entrato nelle abitudini edili di Lisbona importato dagli arabi: a loro si deve il nome derivato da zulaycha o zuléuja che significa piccola pietra levigata. A seguito del terremoto in città scoppiarono incendi che aggiunsero devastazione alla distruzione e alle macerie. Dove erano applicati gli azulejos fu notato che l’azione del fuoco veniva ritardata, da qui la scelta di ricostruire e di rivestire con abbondanza interni e intere facciate.

Ma il gioiello di questo museo è una memoria storica fatta di azulejos, un lungo pannello di 23 metri, realizzato in piastrelle dipinte, dove è riprodotta tutta Lisbona com’era prima del terremoto del 1755. Tutta bella distesa sulla sponda del Tajo, con il suo porto, con le sue colline, i suoi monasteri, il castello, le sue scene di vita, momenti di un mondo prima che la terra tremasse, prima del vacillare di un epoca, prima che i “Lumi” si spegnessero nell’illuminato Settecento al suo declinare.

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Belém: l’antico porto

Come se ci spostassimo lungo il pannello, seguendo il corso del fiume in direzione dell’oceano, raggiungiamo Belém, l’antico quartiere del porto. Da qui, nel 1400, partivano gli esploratori e nel secolo successivo, facevano ritorno, cariche di tesori come sete e spezie, le navi dalle Indie. Il primo monumento in cui ci imbattiamo, giocoforza data la mole, è il Pedrao dos Descobrimentos una enorme caravella in pietra, fatta realizzare da Salazar nel 1962 in omaggio all’epoca delle scoperte marittime.

L’epoca delle esplorazioni geografiche

Il XV secolo fu un’epoca d’oro per il Portogallo che, guidato dalla lungimiranza di re Enrico, detto poi, non a caso, il Navigatore, si propose di ampliare le cognizioni geografiche, dotare le proprie navi di nuova strumentazione e dare il via alle esplorazioni lungo le coste africane. Colombo, nel 1492, cercava le Indie e trovò l’America, anche il Portogallo cercava di raggiungere le Indie ma navigando nella direzione opposta. Vi arrivò nel 1497 Vasco de Gama e la scoperta assicurò al Portogallo il monopolio del commercio delle spezie. Testimonianza delle enormi ricchezze che qui affluirono, sono due veri gioielli architettonici costruiti a Belèm nel secondo decennio del 1500.

Torre di Belém

Di un candore rosato sembra la torre di una fiaba e non una fortezza a difesa del porto e dell’ingresso alla città. Sulle sue torrette di guardia ingentilite da cupole arabeggianti e sulle loggette in stile veneziano si snodano e si rincorrono per poi riannodarsi grossi

ponte-25-aprile-da-belem-2canapi scolpiti sulla pietra.

La torre non ha apparentemente risentito del terremoto, non hanno subito danni le eppur spesse mura in pietra, ma se adesso la vediamo sulla sponda del fiume, ancorata alle rocce e raggiungibile con una breve passerella, è anche vero che non era questa la sua posizione originaria. Il terremoto non toccò la torre, che era allora in mezzo all’estuario del Tago, ma cambiò la conformazione del terreno intorno, tanto da spostare il fiume stesso e non di poco. Il suo corso lambiva, come testimoniano raffigurazioni dell’epoca, il fianco del Monastero dos Jeronimos situato oggi decine di metri più all’interno. Dove ora corre la strada un tempo le navi attraccavano alla riva e i pescatori ricucivano le reti.

Monastero dos Jeronimos

Sul luogo dove sorgeva una antica cappella fondata da Enrico il Navigatore e dove la leggenda vuole si fosse fermato a pregare Vasco de Gama prima della sua spedizione, fu realizzato in forme gotiche, il Mosteiro dos Jeronimos, un vero capolavoro dell’architettura manuelina oggi dichiarato Patrimonio dell’umanità dall’Unesco.

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Monastero dos Jeronimos

Fu costruito tra il 1517 e il 1522 per volere di Manuel I e insieme alla Torre di Belém era il simbolo della gloria e della potenza del Portogallo. Nella tribuna sono le tombe di Vasco de Gama e Luìs de Camoes. L’interno è un tripudio di fiori in pietra che palpitano di vita tanto che sembra di sentirne i profumi: il mare, con gomene e nodi, e le terre lontane fantasticate, da cui la gente vedeva arrivare prodotti mai visti, hanno ispirato le decorazioni, in uno stile tipico di Lisbona, chiamato Manuelino.

L’interno e il chiostro

Dall’alto della tribuna si ha una veduta d’insieme mozzafiato sulla chiesa che poggia su sei esili pilastri ottagonali, da cui partono le nervature delle volta, tanto sottili che con stupore ci si chiede come abbiano retto, senza cedere, al terremoto. Sulla parete ovest della chiesa invece di cappelle e altari, come di solito accade di trovare, si aprono 12 strane porte che danno direttamente sul bellissimo chiostro, uno dei più belli al mondo. Qui i frati se ne stavano all’ombra ventilata dei portici anche quando marinai e pellegrini, numerosi al rientro delle navi in porto, dopo anni passati in mare, andavano per prima cosa a confessarsi e forse riportavano insieme ai peccati, racconti e storie inverosimili.

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Docas de Alcântara

Il tragitto in treno verso Belém, segue il corso del fiume e permette di veder schierati tra fiume e ferrovia, proprio alla base del Ponte 25 Aprile, i variopinti dock qui chiamati Docas. I dock erano i vecchi depositi del porto, che un tempo si snodava per 20 chilometri lungo il Tago. Dopo anni di abbandono sono tornati a nuova vita, ristrutturati con moderna concezione, utilizzando elementi come il vetro per le grandi aperture sul fiume, che danno luce agli austeri mattoni delle preesistenti strutture, e l’acciaio che sorregge aereo i soppalchi in tavolati di legno. Oggi i vecchi magazzini tirati a nuovo accolgono ristoranti, bar, pub, locali notturni alla moda: un idea per gustare le specialità culinarie portoghesi e per vivere la vivace vita nottorna di Lisbona.

Souvenir: l’azulejo

Le tipiche piastrelle di maiolica verniciata, in genere dipinte con i colori del bianco e del blu e talvolta con tocchi di giallo, furono inventate dai Mori e importate nel XVI secolo in Portogallo dai sivigliani. La loro è una misura standard, 14 centimetri per 14 di lato, e gli esemplari più antichi di provenienza araba li possiamo ancora vedere, applicati alle pareti del Palazzo di Sintra, cittadina poco distante da Lisbona. Lisbona fu abbellita sia negli interni che negli esterni da questi pannelli che ancora oggi si possono vedere un po’ ovunque e le riproduzioni moderne di tanti abili artigiani sono un bel ricordo da portarsi a casa.

Per tutte le informazioni pratiche si rimanda al sito lisbonaturismo.it

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