Dopo cinque secoli, la celebre Minerva di Arezzo è tornata temporaneamente nella sua città d’origine. Fino al 6 settembre 2026 è possibile ammirarla nella mostra “La Minerva di Arezzo. Una storia di comunità ritrovata” al Museo Archeologico Nazionale “Gaio Cilnio Mecenate”, insieme ai resti della domus romana in cui fu ritrovata.

Un evento che è molto più di un’esposizione: è un ritorno simbolico, un ricongiungimento tra un capolavoro antico e la comunità che lo ha riportato alla luce.

Un bronzo ellenistico di straordinaria eleganza

La statua, alta 150,5 cm, è un raffinato bronzo ellenistico databile tra il III e il II secolo a.C. Raffigura Minerva, dea romana della sapienza, della guerra e delle arti, venerata dai greci come Atena (Pallade).

Secondo il mito, Atena nacque già armata dalla testa di Zeus: simbolo di intelligenza strategica e forza razionale.

La Minerva di Arezzo ha portamento eretto e solenne con la testa leggermente ruotata verso destra e l’elmo sollevato sulla fronte, decorato con la civetta, animale sacro alla dea. Porta una corazza finemente lavorata con squame e serpenti con al centro del petto il volto della Medusa e un mantello che scende elegantemente sul braccio sinistro. Un equilibrio perfetto tra grazia e potenza.

Arezzo: da città etrusca a Arretium romana

Fondata dagli Etruschi circa 2000 anni fa e poi divenuta la romana Arretium, Arezzo era una città vivace e popolosa. Era celebre in tutto l’Impero per la produzione degli Arretina Vasa, ceramiche sigillate dal colore rosso brillante e dalle decorazioni in rilievo, esportate ovunque.

Passeggiare oggi per Arezzo significa attraversare secoli di storia stratificata, tra Medioevo, Rinascimento e testimonianze romane.

Il ritrovamento nel 1541: una scoperta straordinaria

Nel 1541 la città era un grande cantiere: per volontà di Cosimo I de’ Medici si stavano costruendo mura e fortezza per rafforzare Arezzo durante la guerra contro Siena.

Durante gli scavi per un pozzo vicino alla chiesa di San Lorenzo, gli operai trovarono un antico pavimento a mosaico e frammenti di una statua in bronzo finemente modellata. Era la futura Minerva di Arezzo.

Inizialmente si pensò che il luogo fosse un tempio dedicato alla dea. Scavi successivi portarono però alla luce bronzetti collocati in una nicchia: erano statuette legate al culto dei Lari, divinità protettrici della casa. Si comprese così che si trattava di una grande domus privata, appartenuta probabilmente a un personaggio di alto rango.

La mostra 2026: un’occasione unica

Oggi, per la prima volta dopo cinque secoli, la Minerva è tornata ad Arezzo e la mostra permette di ammirare la statua nel contesto della sua città d’origine con i pavimenti a mosaico della domus romana, i bronzetti del larario e altri importanti reperti etruschi del territorio aretino. Un’esperienza che unisce arte, archeologia e identità collettiva.

E’ l’occasione perfetta per scoprire o riscoprire Arezzo: una città elegante, meno affollata rispetto ad altre mete toscane, ma ricchissima di storia. La Minerva non è solo un capolavoro antico: è il simbolo di una comunità che ritrova un frammento della propria memoria.

Se state programmando un viaggio in Toscana, segnate questa data. Fino al 6 settembre 2026, la dea della sapienza è tornata a casa.