Borghi tipici

Nel covo di Arsenio Lupin a Étretat

L’ultima puntata di Arsenio Lupin della serie Netflix, che ha riscosso tanto successo con Omar Sy, si chiude sulla spiaggia ciottolosa di Étretat, lasciando campo aperto alla seconda, attesa, serie.

E sono proprio le scogliere d’alabastro in Normandia, per più di un motivo, il covo del vero Arsène Lupin (che Assane Diop imita abilmente) il ladro gentiluomo uscito dalla penna di Maurice Leblanc nei primi decenni del ‘900. E’ nella cittadina di pescatori di Étretat che torna dopo ogni furto, è qui che porta le sue ultime conquiste, è dalla sua casa in cima alla scogliera che sorseggia champagne, godendosi lo splendido panorama sulla baia davanti alle inconfondibili falesie ad arco ritratte da Monet in decine di dipinti, e al faraglione solitario che si innalza di 50 metri sul mare ed è raggiungibile a piedi con la bassa marea solo pochi giorni l’anno.

Le Clos Lupin – Maison Maurice Leblanc

Proprio la guglia cava è sempre stato il nascondiglio segreto di Arsenio Lupin, naturalmente nella finzione, quella dei romanzi da cui tutto ha preso inizio, e quella del telefilm anni ’70 con il volto inconfondibile dell’attore Georges Descrières. Chi lo ha visto (ancora si possono trovare le puntate online ndr) lo ricorda con frac, tuba e mantello lasciare spudoratamente il suo biglietto da visita nel luogo del misfatto, e non può scacciare dalla mente l’ammiccante sigla iniziale, molto Francia anni venti, tutta frange, charleston e roulette.

Ma Étretat è veramente il covo di Lupin, perché è qui che Maurice Leblanc per 25 anni ha scritto, e non solo ambientato, le avventure rocambolesche del suo personaggio, nella bella villetta dove visse dal 1918 al 1939, in rue de Maupassant, la strada che porta al centro della cittadina e alle scogliere.

Scogliere di Étretat – Falaise d’Amont

Qualche anno fa durante il nostro ultimo viaggio in Normandia ci fermammo ben due volte sia all’andata che al ritorno a Étretat. La seconda proprio per visitare Le Clos Arsène Lupin che avevamo trovato chiuso.

Una pittoresca villetta con giardino e pergolato e all’interno un percorso audio-guidato (dalla stessa voce dell’attore Descrières morto nel 2013) lungo le stanze della casa, allestite per scoprire tutti i suoi segreti: la stanza dei travestimenti, sembra che Lupin avesse ben 47 identità diverse tutte con falso nome; la stanza degli enigmi, dove in dieci giorni ha risolto l’indovinello di una antica pergamena e scoperto il passaggio segreto che porta alla guglia cava, dove è nascosto un grande tesoro; e la stanza del tesoro, appunto, dove per secoli da Giulio Cesare in poi, tutti i re e le regine hanno nascosto “Il tesoro più favoloso mai immaginato, doti di regine, perle, rubini, zaffiri e diamanti … la fortuna dei re di Francia” da cui Lupin non sottrae mai neanche uno spillo.

Lo studio di Maurce Leblanc a Étretat

Suggestivo soprattutto lo studio, dove lo scrittore Maurice Leblanc ogni giorno sedeva a scrivere le pagine del romanzo: tre al giorno né una di più né una di meno, e non prima di aver ricevuto in visita, perlomeno nella sua immaginazione, Arsène Lupin che gli raccontava le sue avvincenti storie come fosse un vecchio amico.

Maurice Leblanc ammirava molto la sfrontatezza del ladro forse perché lui, al contrario, era un tipo tranquillo , come ricorda in una intervista la nipote, Florence Boespflug-Leblanc, che intorno agli anni ’90 ha riacquistato la casa del nonno e creato questo museo in sua memoria.

Particolare de Le Clos Lupin

La famiglia Leblanc era nel commercio e riteneva un po’ strana la passione per la scrittura di Maurice, ma lo sostenne quando decise di lasciare gli studi in giurisprudenza e la città di Rouen, dove era nato nel 1864, per fare il giornalista a Parigi.

Fu nel 1905 che il direttore di un nuovo giornale con cui collaborava Je sais tout chiese a Leblanc un racconto da pubblicare in appendice, come usava al tempo.

Mantello e tuba di Arsène Lupin – Interno Clos Lupin

Da oltre la Manica, in Inghilterra, arrivavano gli echi del successo di Sir Arthur Conan Doyle, e il suo eclettico e intuitivo detective Sherlock Holmes. Leblanc pensava a lui quando ne ideò il degno avversario: un ladro altrettanto geniale da mettere nel sacco, non solo l’immancabile ispettore Garimard e tutta la gendarmerie francese ma anche il famoso detective inglese, che in vari romanzi oltrepassa la Manica per stargli alle calcagna, con il nome di Herlock Sholmes, anagramma utilizzato forse per non violare il diritto d’autore.

Da quel primo racconto nacque il personaggio di Lupin che portò fama e successo al suo autore, ma a differenza di Conan Doyle che arrivò ad far morire Sherlock per scrivere di altro, Leblanc non si stancò mai di raccontare le avventure brillanti e rocambolesche del Gentleman-Cambrioleur. Un ladro sui generis, sempre impeccabile oltreché mago del travestimento, che ruba solo ai più ricchi, non usa mai la forza ma solo l’ingegno, e che ha un gran debole per le donne e per le giuste cause. Un ladro gentiluomo che come il suo avversario detective conquista il mondo, tanto da far parlare di sé ancora oggi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Varie edizioni dei romanzi su Arsène Lupin

2 risposte »

  1. Ciao, quante belle informazioni, io sinceramente avevo “conosciuto” Lupin da ragazzina con i cartoni animati, non avevo mai approfondito. Poi è uscita questa strepitosa serie su Netflix e sono venuta anche a conoscenza dei libri, e ammetto che è la prossima lettura in programma.
    È stato un piacere leggere il tuo articolo Buona giornata 😊

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